Se la Dipladenia ha foglie macchiate queste potrebbero essere le cause

Di sicuro tre le piante che preferiamo esporre sui nostri balconi, la dipladenia con i suoi fiori colorati e abbondanti può avere un fogliame che tende a ricoprirsi di macchie.

La causa è possibile ritrovarla in alcuni errori che inconsapevolmente commettiamo, ma anche in attacchi di parassiti che approfittano della situazione per nutrirsi.

Vediamo insieme quali possono essere le cause di macchie sulle foglie della bella dipladenia ed in che modo intervenire prima che possano comprometterne la fioritura.

Il terriccio ha la composizione giusta?

Il terriccio della dipladenia dovrebbe essere mantenuto leggermente umido. Il grado di umidità non dipende unicamente dalle innaffiature ma anche dal tipo di materiali di cui il terriccio è composto.

Se il terriccio asciuga troppo in fretta o resta zuppo probabilmente è perché è privo di materiali drenanti causando sofferenza alla pianta e di conseguenza un ingiallimento fogliare in caso di secchezza o macchie marroni in caso di marciume.

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Un buon equilibrio tra terriccio e materiali inerti quali perlite e argilla espansa, mista a torba nutriente può creare il mix perfetto per evitare uno squilibrio legato alle innaffiature.

È colpa di un parassita

La causa di ingiallimento fogliare o di macchie sulle foglie può essere anche relativa ad infestazione da parte di parassiti.

Cocciniglia

Si tratta di parassiti succhiatori, cioè sono tra quelli che pungono la parte tenera delle foglie e succhiano la linfa vitale, provocando macchie alle foglie che tendono a perdere di vigore e di consistenza fino a seccare e cadere.

Oltre che sotto la foglia, la cocciniglia ama attaccarsi al nodo fogliare, nel punto dove la foglia si attacca al ramo.

Quella cotonosa ha il classico aspetto bianco mentre quella scudetto ha un aspetto marrone e si stacca dalla pianta con fatica, quasi avesse una corazza.

L’olio bianco o l’olio di Neem, da nebulizzare sulla pianta, su ogni sua parte possono essere la soluzione ideale: le sostanze oleose creano una patina che va a soffocare la cocciniglia impedendole di respirare.

Acari

Allo stadio più precoce un’infestazione da acari è difficile da riconoscere vista la dimensione microscopica di questi parassiti, simili a piccolissimi ragni.

Comincia osservando il retro delle foglie: è lì che principalmente si nascondono e potresti notare piccoli puntini rossastri o gialli.

Puoi intervenire realizzando tu stesso degli spray particolarmente efficaci da nebulizzare su tutto il corpo della pianta, a base di aglio oppure di peperoncino.

Tutto ciò che dovrai fare è sminuzzare due peperoncini in 200 ml di acqua; lascia il composto al macero per almeno 24 ore. Maggiore sarà il tempo che il peperoncino sarà a macerare, maggiore sarà l’efficacia di questo composto contro i parassiti.

Nebulizza tutta la chioma finché l’infestazione non sarà debellata.

Afidi

Hanno una colorazione verde chiaro ed è proprio questa colorazione a renderli inconfondibili.

Si tratta di parassiti succhiatori che si nutrono della linfa vitale delle piante e si moltiplicano diventando particolarmente infestanti e pericolosi. Il loro nutrirsi causa le tipiche macchie necrotiche sulla foglia.

Sciogli circa 10 g di sapone di Marsiglia a scaglie in un litro d’acqua. Puoi scioglierlo a bagnomaria sul fuoco per fare prima. Con uno spruzzino nebulizza la piantina e ripeti il trattamento finché non otterrai risultati contro gli afidi.

Da quanto non rinvasi?

Il rinvaso ha lo scopo di rinnovare i materiali utilizzati che vanno a comporre il terriccio, offrendo alla pianta nuove componenti nutritive.

Ha inoltre lo scopo di fornire maggiore spazio alle radici che dopo tempo sono cresciute ed hanno occupato tutto lo spazio a disposizione.

Se la pianta è in sofferenza perché priva di nutrienti o l’apparato radicale è contenuto in uno spazio troppo stretto allora il rinvaso è la soluzione.

Durante il rinvaso, rimuovi eventuali radici morte o che stanno marcendo.
Scegli un vaso che abbia un diametro di circa 10 cm più grande dell’apparato radicale.

Giuseppe Iozzi
Nato a Napoli. Psicologo, col pollice verde. Ascolto i pazienti per professione, parlo alle piante per passione.