Nel cuore di Villa Borghese, nei giardini del Pincio, uno dei più riconoscibili alberi della capitale – un esemplare di Ginkgo biloba piantato oltre un secolo fa – è stato abbattuto nei giorni scorsi a seguito di una valutazione tecnica che ne indicava lo stato di deperimento avanzato.
L’esemplare, noto per la sua spettacolare chioma dorata durante l’autunno, era diventato negli anni un punto di riferimento affettivo e visivo per i frequentatori di Villa Borghese.
L’abbattimento ha quindi suscitato grande attenzione pubblica, dando origine a un ampio dibattito sul modo in cui vengono gestiti gli alberi monumentali e il verde storico nella Capitale.
La relazione specificava che l’albero, alto circa 25 metri, presentava “palchi laterali ancora vitali ma con inserzioni deboli”, e che un intervento di potatura non sarebbe stato sufficiente a garantirne la stabilità nel tempo.
L’intervento, eseguito su disposizione del Servizio Giardini del Comune di Roma, è stato motivato da ragioni di sicurezza pubblica, secondo quanto riportato in una relazione agronomica del 29 luglio scorso, che classificava l’albero come “a elevata propensione al cedimento”.
Secondo le stime fornite dagli esperti, il Ginkgo del Pincio aveva circa 105 anni. Sebbene spesso definito “millenario” in senso simbolico, la sua età reale era quindi molto inferiore rispetto alla longevità potenziale della specie, che in condizioni ottimali può superare anche i mille anni.
Il Ginkgo biloba, originario dell’Asia orientale, è considerato un “fossile vivente”: una delle specie arboree più antiche ancora presenti sul pianeta, risalente a oltre 200 milioni di anni fa. È ammirato per la resistenza alle malattie e l’adattabilità agli ambienti urbani, nonché per la forma caratteristica delle sue foglie a ventaglio, che in autunno si colorano di giallo intenso.
Nel corso del Novecento, numerosi esemplari di questa specie furono piantati nei giardini storici italiani, proprio per la loro bellezza ornamentale e la capacità di tollerare l’inquinamento urbano.
Le reazioni e il dibattito sul verde storico di Roma
L’abbattimento del Ginkgo ha generato numerose reazioni da parte di cittadini, associazioni ambientaliste e personaggi pubblici. Tra i primi a commentare sui social c’è stata la conduttrice Sveva Sagramola, che ha espresso dispiacere per la perdita dell’albero, sottolineando il valore simbolico che aveva assunto per molti romani.
Anche alcune associazioni di tutela del patrimonio arboreo hanno chiesto di rendere pubbliche le perizie tecniche e i criteri utilizzati nelle decisioni di abbattimento, proponendo in futuro un maggior coinvolgimento della cittadinanza e la creazione di un registro consultabile degli alberi monumentali di Roma.
Un simbolo della memoria verde di Roma
Per molti cittadini, l’albero del Pincio non era solo una presenza botanica ma un elemento identitario. Ogni autunno le sue foglie dorate creavano uno spettacolo naturale che, per decenni, ha accompagnato passeggiate, fotografie e ricordi familiari.
Il Ginkgo biloba, oltre al valore ornamentale, è anche una specie dal forte significato culturale. In Asia è simbolo di resilienza e longevità — alcuni esemplari sopravvissero perfino alle esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki. La sua presenza nei giardini di Roma rappresentava quindi un legame ideale tra la natura antica e la modernità della città.
Oggi, la sua assenza lascia un vuoto visivo, ma anche l’occasione per riflettere su quanto il verde pubblico urbano rappresenti un patrimonio condiviso, che richiede cura costante, conoscenza scientifica e partecipazione collettiva.
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