Le radici dell’orchidea Phalaenopsis sono come il suo cuore: visibili attraverso il vaso trasparente, ci permettono di capire subito se la pianta sta bene o meno.
Quando sono verdi e argentate, sappiamo che sono sane e attive. Ma se cominciano a diventare marroni, molli e con un aspetto lucido o viscido, allora qualcosa non va.
Non è solo un problema estetico: è il segnale che le radici stanno andando incontro a marciume radicale, una delle principali cause di morte delle orchidee coltivate in casa.
COSA SCOPRIRAI
Come riconoscere un vero marciume
Non tutte le radici marroni sono automaticamente spacciate. Una radice vecchia può scurirsi all’esterno ma restare dura e solida al tatto. Quelle da eliminare, invece, sono quelle che diventano molli, svuotate come tubicini vuoti o che rilasciano liquido al minimo tocco. Spesso, se tiri leggermente, la guaina esterna scivola via lasciando solo un filamento sottile interno. Questo è il chiaro segno di decomposizione.
Un altro indizio è l’odore: se dal vaso proviene un sentore di terra stagnante o di muffa, il substrato sta trattenendo troppa acqua e le radici non riescono a respirare.
Perché succede
Il motivo principale è quasi sempre l’acqua in eccesso. Un’annaffiatura troppo frequente, un substrato ormai degradato che trattiene umidità come una spugna o un vaso senza drenaggio portano le radici a soffocare. Anche un’esposizione al freddo con terreno umido può accelerare il marciume, perché le radici smettono di assorbire e restano immerse in un ambiente ostile.
Come intervenire passo dopo passo
Il primo gesto è liberare la pianta dal suo vaso. Si estrae con delicatezza, rimuovendo tutto il substrato di corteccia vecchia. A questo punto si passa alla pulizia delle radici: con forbici sterili e affilate si tagliano tutte quelle molli, marce o svuotate. È importante non lasciare residui compromessi, perché diventerebbero un focolaio di infezione.
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Le sezioni tagliate possono essere disinfettate con un po’ di cannella in polvere, che agisce da cicatrizzante naturale e antimicotico. Evitare invece prodotti aggressivi che rischiano di bruciare i tessuti sani. Io ad esempio non uso ma l’acqua ossigenata per le orchidee.
Rinvasare nel substrato
Una volta pulita, l’orchidea va rinvasata in un contenitore trasparente con corteccia fresca di pezzatura media. Il vaso deve avere molti fori di drenaggio per favorire il passaggio dell’aria. Non bisogna comprimere troppo il substrato: le radici devono respirare. Dopo il rinvaso, la pianta non va annaffiata subito. È meglio aspettare 4-5 giorni, così le ferite alle radici si cicatrizzano ed evitano ulteriori infezioni.
Come aiutare la ripresa
Nei giorni successivi, la pianta va tenuta in luce brillante ma non diretta e in un ambiente arieggiato. Se ha perso gran parte delle radici, si può aumentare l’umidità ambientale con nebulizzazioni leggere o posizionandola vicino a un sottovaso con argilla espansa e acqua, senza però che il vaso tocchi direttamente l’acqua.
Con il tempo, se le condizioni sono corrette, l’orchidea inizierà a produrre nuove radici argentate e sane. È un processo lento, ma possibile anche quando gran parte dell’apparato radicale è compromesso.
Radici marroni e marce non significano fine certa, ma richiedono un intervento rapido e deciso. L’orchidea, una volta liberata dal vecchio substrato e rinvigorita con un ambiente adeguato, è in grado di rigenerarsi e riprendere il suo ciclo di crescita. La vera chiave è imparare a osservare il vaso, perché le radici parlano prima delle foglie: se sappiamo leggerle, possiamo salvare la pianta prima che sia troppo tardi.