Come fare i concimi liquidi fai da te (ricette semplici)

I concimi fai da te liquidi sono tra i più apprezzati perché semplici da preparare, rapidi da utilizzare e particolarmente efficaci quando le piante hanno bisogno di un nutrimento immediato. Agiscono velocemente perché, essendo disciolti in acqua, vengono assorbiti più facilmente dalle radici rispetto ai concimi solidi. Sono ideali per la gestione quotidiana di piante in vaso, per le coltivazioni sul balcone e anche per l’orto, purché vengano usati con criterio e nelle giuste dosi.

A differenza dei concimi solidi, quelli liquidi hanno un effetto meno duraturo ma più pronto. Questo significa che non sostituiscono completamente altre forme di nutrimento, ma rappresentano un alleato prezioso nei momenti chiave della vita della pianta: crescita, fioritura, ripresa vegetativa o dopo uno stress.

La base dei concimi liquidi fai da te è spesso rappresentata da scarti vegetali, facilmente reperibili in casa. Bucce, fondi e residui organici, se correttamente trattati, rilasciano nutrienti utili senza costi e senza impatto ambientale.

I macerati rappresentano una categoria più ampia e potente. Si ottengono lasciando in ammollo parti vegetali fresche o secche in acqua per un periodo variabile, che va da pochi giorni fino a due settimane. Durante questo tempo, i nutrienti e le sostanze attive vengono estratti lentamente. Il risultato è un concime liquido ricco, spesso da diluire prima dell’uso, adatto a piante in piena attività vegetativa.

Bucce di banana

fertilizzante naturale liquido

Le bucce di banana sono uno dei materiali più interessanti per preparare un concime fai da te perché contengono naturalmente una buona quota di potassio, oltre a piccole quantità di fosforo, magnesio e microelementi. In giardinaggio il potassio è un nutriente strategico: non “fa crescere foglie” come l’azoto, ma sostiene i processi che rendono la pianta più completa e resistente.

In concreto, un apporto regolare e ben dosato di potassio aiuta la pianta a gestire meglio gli stress (caldo, sete, sbalzi di temperatura), a mantenere tessuti più robusti, a migliorare la qualità di fiori e frutti e, nelle piante ornamentali, a dare una spinta alla fioritura quando la pianta è già in condizioni di luce e salute adatte a produrla.

Detto questo, è importante chiarire un punto: il concime liquido alle bucce di banana non è una “pozione magica” che fa fiorire qualsiasi pianta a prescindere. Funziona bene come supporto quando la pianta ha già i requisiti per fiorire (luce adeguata, vaso non troppo piccolo, irrigazione corretta, assenza di parassiti e una base di nutrimento già presente nel terriccio). In più, essendo un preparato casalingo, la sua concentrazione non è standardizzata: per questo la parola chiave è sempre diluizione e la regola pratica è “poco ma costante”.

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A quali piante è più indicato

Il concime di banana è particolarmente utile per piante che beneficiano di un apporto di potassio durante la fase di boccioli e fioritura: gerani, petunie, surfinie, dipladenia, rose in vaso, hibiscus, ortensie (con criterio), agrumi, e molte piante da fiore da balcone. Nell’orto può essere un supporto interessante per pomodori, peperoni, melanzane, zucchine e fragole, soprattutto quando iniziano a formare fiori e frutti.

Su piante coltivate principalmente per la massa fogliare (molte piante verdi da appartamento) può essere usato, ma con minor frequenza, perché non è un concime “completo”: manca soprattutto di azoto, quindi non è la scelta migliore come nutrimento principale per una crescita vegetativa intensa.

Quando è meglio evitarlo

Ci sono situazioni in cui è preferibile ridurre o sospendere:

  • Se la pianta è in riposo vegetativo (molte specie in inverno).
  • Se il terriccio è già molto ricco o stai già usando concimi liquidi completi.
  • Se il vaso tende a rimanere umido a lungo (rischio di fermentazioni e cattivi odori nel substrato).
  • Se noti segni di stress radicale (foglie mosce persistenti, substrato acido/compattato, ristagni).
  • Se hai problemi di moscerini del terriccio: qualsiasi “apporto organico” può peggiorare la situazione se non gestito bene.

Perché si macera in acqua

La macerazione serve a estrarre parte dei sali minerali presenti nella buccia e renderli disponibili in forma liquida. Non è un’estrazione totale: per questo il risultato è un concime “leggero”, adatto a integrazioni periodiche. La durata (24–48 ore) è un buon compromesso tra estrazione e rischio di fermentazione eccessiva. Più si allunga, più aumentano odori e carica microbica: non sempre è un vantaggio, soprattutto in casa.

Ricetta concime liquido alle bucce di banana

Questa è la versione più semplice e gestibile, perfetta per chi vuole un concime utile senza complicazioni.

Ingredienti e materiali

  • 1 buccia di banana (meglio se matura, ben lavata)
  • 1 litro d’acqua (preferibilmente a temperatura ambiente)
  • 1 barattolo o bottiglia con tappo
  • Colino a maglia fine o garza

Procedimento

  1. Lava la buccia sotto acqua corrente e, se possibile, spazzolala leggermente. Questo passaggio è importante perché sulla buccia possono esserci residui che non vuoi trasferire nel macerato.
  2. Taglia la buccia a strisce o pezzetti: aumentando la superficie di contatto, l’estrazione dei minerali è più efficace.
  3. Metti la buccia nel contenitore e coprila con 1 litro d’acqua.
  4. Chiudi il contenitore e lascia macerare 24 ore in un luogo fresco e al riparo dalla luce. Se vuoi un estratto un po’ più “carico”, puoi arrivare a 48 ore, ma oltre non conviene per un uso domestico.
  5. Filtra il liquido con colino o garza e butta la buccia (o compostala, se fai compost).

Diluizione e uso

  • Per piante fiorite in vaso: 1 parte di macerato + 2 parti di acqua (diluizione 1:2).
  • Per piante verdi o piante sensibili: 1 parte di macerato + 4 parti di acqua (diluizione 1:4).
  • Applica sempre su terreno già leggermente umido, non su substrato secco.

Frequenza consigliata

  • In piena stagione di crescita e fioritura: ogni 10–15 giorni.
  • In periodi più tranquilli: una volta al mese.
  • In inverno: nella maggior parte dei casi sospendere (salvo piante che vegetano davvero in casa con buona luce e temperatura stabile).

Quanto darne
Come regola pratica, usa una quantità simile a una normale annaffiatura, ma senza inzuppare. Se la pianta è piccola o il vaso è piccolo, riduci: meglio poco e regolare che tanto e raro.

Questo macerato è meglio usarlo entro 2–3 giorni. Se devi conservarlo tienilo in frigo o in un luogo molto fresco, chiuso bene, per massimo 5–7 giorni. Se senti un odore pungente “da fermentazione” molto marcata o vedi muffe in superficie, non rischiare: meglio scartarlo.

Fondi di caffè

fondi caffè piante

I fondi di caffè sono uno degli scarti domestici più discussi in ambito di concimazione naturale, spesso circondati da informazioni parziali o addirittura errate. È quindi fondamentale chiarire subito un concetto chiave: i fondi di caffè non sono un concime completo, ma possono diventare un supporto nutrizionale leggero se usati correttamente, soprattutto in forma liquida e diluita.

Dal punto di vista chimico, i fondi di caffè contengono tracce di azoto, una minima quantità di potassio, magnesio e altri microelementi. Il loro aspetto più interessante non è tanto la quantità di nutrienti, quanto l’effetto che possono avere sul pH del substrato. Una volta utilizzati, contribuiscono a mantenere il terreno leggermente acido, caratteristica apprezzata da alcune piante specifiche.

È importante però sfatare un mito molto diffuso: i fondi di caffè non rendono il terreno fortemente acido. Dopo l’infusione, la parte più acida del caffè è già stata estratta durante la preparazione della bevanda. Questo significa che il loro effetto è blando, graduale e va comunque controllato nel tempo.

Perché usarli in forma liquida

Utilizzare i fondi di caffè direttamente nel terreno, soprattutto in vaso, comporta diversi rischi: compattazione del substrato, cattivi odori, sviluppo di muffe e proliferazione di moscerini. La forma liquida, invece, consente di sfruttare i microelementi solubili evitando quasi del tutto questi problemi.

L’infusione in acqua permette di ottenere un concime molto leggero, che agisce come supporto temporaneo, non come fertilizzante principale. È particolarmente utile quando si vuole stimolare leggermente una pianta senza rischi, nei periodi di crescita moderata, come integrazione saltuaria tra una concimazione più completa e l’altra.

A quali piante è indicato

Il concime liquido con fondi di caffè è più adatto a piante acidofile o tendenzialmente acidofile, come:

  • ortensie (con attenzione al colore),
  • gardenie,
  • camelie,
  • azalee,
  • felci,
  • alcune piante verdi da appartamento (come pothos, monstera, calathea), se usato in modo sporadico.

Nell’orto può essere impiegato con cautela su fragole, mirtilli e pomodori, ma sempre come supporto occasionale e mai come unica fonte nutritiva.

Quando è meglio evitarlo

Ci sono situazioni in cui questo concime è sconsigliato o va usato raramente:

  • su piante che preferiscono terreni neutri o alcalini,
  • su piante già stressate o con apparato radicale compromesso,
  • in inverno o durante il riposo vegetativo,
  • su terricci che restano umidi a lungo.

L’eccesso di applicazioni può portare nel tempo a uno squilibrio del pH, con sintomi come ingiallimento fogliare, crescita rallentata e minor fioritura.

Ricetta concime liquido ai fondi di caffè

Questa preparazione è semplice, sicura e adatta anche a chi è alle prime armi.

Ingredienti e materiali

  • 1 cucchiaio di fondi di caffè esausti e asciutti
  • 1 litro di acqua a temperatura ambiente
  • Un contenitore in vetro o plastica
  • Un colino o una garza

Procedimento

  1. Assicurati che i fondi di caffè siano completamente raffreddati e asciutti. Evitare fondi ancora umidi riduce il rischio di fermentazioni indesiderate.
  2. Metti un cucchiaio di fondi nel contenitore.
  3. Aggiungi 1 litro d’acqua e mescola.
  4. Lascia in infusione per circa 12–24 ore, senza superare questo tempo.
  5. Filtra accuratamente il liquido, eliminando ogni residuo solido.

Diluizione e utilizzo

Il liquido ottenuto è già piuttosto leggero, ma per sicurezza si consiglia comunque una diluizione:

  • 1 parte di infuso + 1 parte di acqua per piante adulte e robuste.
  • 1 parte di infuso + 3 parti di acqua per piante da interno o sensibili.

Usa il concime solo sul terreno, mai sulle foglie, e sempre su substrato già leggermente umido.

Frequenza consigliata

  • Una volta ogni 20–30 giorni è più che sufficiente.
  • Non usare per cicli continuativi: meglio alternarlo ad annaffiature con sola acqua o a concimi naturali più completi.

Il concime liquido ai fondi di caffè va preparato al momento. Può essere conservato in frigorifero o luogo fresco, in contenitore chiuso, non oltre 3–4 giorni. Se il liquido cambia colore, produce schiuma o odora fortemente di fermentazione, va eliminato.

Bucce di cipolla

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Le bucce di cipolla sono uno di quei “scarti” che in giardinaggio naturale possono trasformarsi in una risorsa sorprendentemente utile. Non tanto perché rappresentino un concime completo, ma perché danno vita a un preparato liquido che unisce due funzioni: una leggera azione nutritiva e un effetto di supporto alla vitalità generale della pianta, soprattutto nei periodi in cui la vegetazione è attiva. In pratica, l’infuso o macerato di bucce di cipolla è più vicino a un biostimolante naturale che a un fertilizzante tradizionale: aiuta la pianta a “lavorare meglio”, a reagire meglio agli stress e, se usato con buon senso, contribuisce a mantenere un ambiente radicale più equilibrato.

Dal punto di vista della composizione, le bucce contengono quantità modeste di potassio, calcio, magnesio e microelementi, oltre a composti naturali tipici delle cipolle come i flavonoidi (tra cui la quercetina) e sostanze solforate. Questi composti non vanno immaginati come una cura miracolosa contro ogni problema, ma possono creare condizioni meno favorevoli ad alcuni patogeni e contribuire alla robustezza generale dei tessuti vegetali. È uno dei motivi per cui, nella tradizione dell’orto “di casa”, l’infuso di cipolla viene spesso usato come trattamento di supporto quando le piante sembrano un po’ fiacche, o quando si vuole alternare la concimazione vera e propria con qualcosa di più leggero.

A quali piante è più adatto

L’infuso di bucce di cipolla si presta bene su molte piante in vaso e da orto, soprattutto quando vuoi un intervento delicato: basilico, prezzemolo, salvia, rosmarino, insalate, piante ornamentali non troppo sensibili, e in generale piante che stanno crescendo ma non sono in piena “produzione” di fiori o frutti. Può essere utile anche per piante da appartamento robuste, purché si mantenga una diluizione prudente.

Il periodo migliore è la primavera e l’inizio dell’estate, quando la pianta assorbe bene e il metabolismo è alto. In autunno inoltrato e in inverno, invece, va usato raramente o evitato, perché su molte specie in riposo vegetativo un apporto, per quanto leggero, rischia di restare inutilizzato e alterare il substrato.

Perché è meglio usarlo liquido

La forma liquida è essenziale, soprattutto in vaso. Le bucce, se interrate o lasciate nel terriccio, possono favorire fermentazioni, muffe e moscerini, oltre a creare zone di ristagno organico. Con un infuso/macerato ben filtrato, invece, sfrutti quello che serve e riduci gli effetti collaterali. La filtrazione, qui, non è un dettaglio: il preparato deve essere pulito, proprio per non trasformarsi in un “richiamo” per insetti o in una fonte di odori sgradevoli in casa.

Ricetta infuso di bucce di cipolla

Questa versione è la più sicura, stabile e adatta anche a chi coltiva su balcone o in appartamento.

Ingredienti e materiali

  • Bucce di 2–3 cipolle (meglio se biologiche, oppure ben lavate)
  • 1 litro d’acqua
  • Pentolino
  • Contenitore con tappo
  • Colino a maglia fine o garza

Procedimento

  1. Raccogli le bucce esterne e asciutte delle cipolle. Se non sono biologiche, sciacquale velocemente sotto acqua corrente e asciugale: serve a ridurre residui indesiderati.
  2. Metti le bucce in un pentolino con 1 litro d’acqua.
  3. Porta a leggero bollore e lascia sobbollire per 10–15 minuti. Questo passaggio aiuta a estrarre più rapidamente le sostanze utili e rende l’infuso più “pulito” rispetto a un macerato lungo.
  4. Spegni il fuoco e lascia riposare con coperchio fino a raffreddamento completo (idealmente 2–3 ore).
  5. Filtra accuratamente e travasa in un contenitore pulito.

Diluizione
Anche se è un preparato delicato, è buona pratica non usarlo puro:

  • Per piante da appartamento e piante sensibili: 1 parte di infuso + 2 parti di acqua (diluizione 1:2).
  • Per aromatiche e piante da orto in crescita: 1 parte di infuso + 1 parte di acqua (diluizione 1:1).

Modalità di applicazione
Usalo come annaffiatura leggera, sempre su terriccio già appena umido. Non serve inzuppare: l’obiettivo è distribuire un supporto, non saturare il vaso.

Frequenza consigliata

  • In primavera/estate: ogni 2–3 settimane.
  • In piena produzione (orto estivo): al massimo ogni 15 giorni, alternandolo a concimazioni più complete.
  • In autunno/inverno: sospendere o usare raramente (una volta al mese solo se la pianta cresce davvero).

L’infuso di bucce di cipolla è più stabile di molti macerati, ma resta un prodotto naturale e si conserva in frigo o in luogo fresco, in bottiglia ben chiusa, per 4–5 giorni, meglio se consumato entro 72 ore. Se l’odore diventa pungente “da fermentazione”, o se vedi patine/muffe, meglio eliminarlo.

Acqua di cottura delle verdure

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L’acqua di cottura delle verdure (rigorosamente non salata e senza condimenti) è uno dei concimi fai da te più intelligenti per chi coltiva in casa e sul balcone, perché unisce tre vantaggi concreti: è gratuita, è delicatissima e, se usata correttamente, fornisce un piccolo ma utile apporto di sali minerali che altrimenti finirebbero nello scarico. Durante la bollitura, infatti, una parte dei minerali naturalmente presenti nelle verdure passa nell’acqua: parliamo soprattutto di potassio, magnesio, piccole quantità di calcio e microelementi. Non è un concime “potente” e non va considerato un sostituto dei fertilizzanti completi, ma è perfetto come nutrimento leggero di mantenimento, soprattutto quando non vuoi rischiare sovradosaggi o bruciature radicali.

Il punto chiave è proprio questo: l’acqua di cottura è un concime liquido a bassissima concentrazione, adatto a chi tende a “fare troppo” con i concimi. In vaso, dove gli errori si pagano rapidamente (substrato che si altera, radici stressate, ristagni), avere un’opzione così moderata è spesso un vantaggio. È ideale per piante da appartamento, che in genere richiedono dosi più prudenti rispetto all’orto, e per le giovani piantine, che hanno radici ancora delicate e facilmente irritabili da concimi troppo ricchi.

Detto ciò, serve un minimo di criterio. L’acqua di cottura non è tutta uguale: cambia in base a quali verdure hai cucinato e a quanto tempo le hai bollite. Le patate, ad esempio, rilasciano parecchio potassio e amidi; gli spinaci e le verdure a foglia rilasciano minerali e composti diversi, mentre carote e zucchine in genere producono un’acqua più “pulita” e leggerissima. Proprio per questo motivo, l’acqua di cottura va sempre considerata un concime “soft” e non un fertilizzante mirato. È ottima quando vuoi dare continuità alla cura, non quando devi correggere una carenza nutrizionale specifica.

Quali piante ne beneficiano di più

Usata con regolarità e buon senso, è utile su molte specie, ma dà il meglio con:

  • piante verdi da interno (pothos, filodendro, monstera, spatifillo, dracena), perché gradiscono concimazioni blande e costanti;
  • piante aromatiche giovani in vaso (basilico, prezzemolo, erba cipollina), soprattutto in fase di crescita primaverile;
  • piantine da semenzaio e talee già radicate, perché aiuta senza stressare;
  • piante da balcone non in piena fioritura “spinta”, come piante ornamentali a crescita regolare.

Sulle piante fiorite molto esigenti (surfinie, gerani in pieno sole, dipladenie) può essere un supporto, ma difficilmente basterà da sola: in quei casi la vedi più come un’integrazione tra una concimazione completa e l’altra.

Cosa evitare e perché

Il grande rischio di questa pratica non è “nutrire troppo”, ma usare acqua sbagliata. Dev’essere:

  • senza sale (il sodio è dannoso: si accumula nel vaso e blocca l’assorbimento di altri nutrienti);
  • senza olio o burro (impaccano il terreno, creano patine e attirano problemi);
  • senza spezie, brodo, dado o condimenti (possono fermentare e alterare il substrato);
  • completamente raffreddata (l’acqua calda stressa le radici).

Inoltre, se l’acqua di cottura è molto “torbida” e ricca di amidi (tipico delle patate), conviene diluirla: gli amidi non sono tossici, ma possono favorire fermentazioni e moscerini se usati spesso in vaso.

Quando usarla e con che frequenza

Il momento migliore è durante la crescita attiva (primavera-estate). In casa, dove molte piante non vanno in vero riposo, puoi usarla con moderazione anche in altri periodi, ma sempre osservando la pianta: se cresce lentamente e consuma poca acqua, non ha senso concimare spesso.

In generale, proprio perché è delicata, si può usare più frequentemente di altri concimi fai da te, ma senza trasformarla in abitudine quotidiana: il terriccio ha bisogno anche di “periodi neutri” in cui riceve solo acqua. Una buona cadenza, per la maggior parte delle piante da interno, è ogni 10–14 giorni in primavera-estate, alternandola ad annaffiature normali. Per piantine molto giovani, meglio una volta ogni 2–3 settimane.

Ricetta Acqua minerale di verdure

Questa ricetta è pensata per essere ripetibile e sicura.

Ingredienti

  • Verdure a scelta (zucchine, carote, spinaci, patate)
  • Acqua quanto basta per coprirle in pentola
  • Nessun sale, nessun condimento

Procedimento

  1. Lava e taglia le verdure. Metti tutto in pentola e copri con acqua.
  2. Porta a bollore e cuoci finché le verdure sono pronte. Evita cotture eccessivamente lunghe: più cuoci a lungo, più l’acqua diventa ricca di sostanze organiche e amidi, meno “pulita” sarà per l’uso in vaso.
  3. Scola le verdure e conserva l’acqua di cottura in una ciotola o contenitore pulito.
  4. Lascia raffreddare completamente a temperatura ambiente.
  5. Filtra con colino fine se ci sono residui o particelle.

Diluizione consigliata (molto importante)

  • Acqua di zucchine o carote: spesso puoi usarla pura su piante adulte e robuste.
  • Acqua di spinaci o verdure a foglia: meglio diluire 1:1 (una parte di acqua di cottura e una parte di acqua pulita).
  • Acqua di patate (più ricca e amidacea): diluisci 1:2 (una parte di acqua di cottura e due parti di acqua).

Applicazione

Usala come una normale annaffiatura, ma con un’attenzione: il terriccio deve essere già leggermente umido, non completamente secco. In questo modo l’assorbimento è più uniforme e le radici non vengono stressate.

Frequenza

  • Piante da appartamento: ogni 10–14 giorni in primavera-estate, alternata a semplice acqua.
  • Piantine giovani: ogni 2–3 settimane.
  • Autunno-inverno: riduci molto, in media una volta al mese solo se la pianta continua a crescere e consumare acqua.

Questa acqua va usata fresca. Puoi conservarla in frigo, in bottiglia chiusa, per 2–3 giorni al massimo.Se noti odori acidi, schiuma o torbidità “strana” che prima non c’era, meglio scartarla: significa che sta fermentando.

Gusci d’uovo

gusci d'uovo e limone

I gusci d’uovo sono uno degli scarti domestici più utili quando l’obiettivo non è “concimare in generale”, ma intervenire in modo mirato sul calcio. Il calcio, infatti, è un nutriente spesso sottovalutato perché non dà effetti “visibili” immediati come l’azoto (che spinge foglie e crescita). In realtà è fondamentale per la struttura della pianta: entra nella costruzione delle pareti cellulari, rende i tessuti più compatti, sostiene la qualità di nuove foglie, nuovi germogli e, soprattutto nell’orto, la corretta formazione di frutti sani.

Quando il calcio non è disponibile a sufficienza, oppure quando la pianta non riesce ad assorbirlo bene, compaiono problemi tipici: sulle colture da frutto come pomodori e peperoni si può manifestare il cosiddetto marciume apicale (la parte finale del frutto diventa scura, secca o marcia).

È importante capire che non sempre è “solo” mancanza di calcio nel terreno: spesso è un problema di trasporto del calcio, che dipende dall’acqua. Se l’irrigazione è irregolare (periodi secchi alternati a bagnature abbondanti) la pianta non riesce a distribuire correttamente il calcio ai tessuti in formazione. Ecco perché, in estate, l’integrazione di calcio ha senso solo se è accompagnata da una gestione corretta delle innaffiature e da un substrato drenante.

Perché in forma solida i gusci funzionano lentamente

Il guscio d’uovo è composto principalmente da carbonato di calcio. Questo materiale, nel terreno, si scioglie lentamente: non è immediatamente disponibile come un concime minerale. Se interri gusci grossolani in vaso, spesso restano lì per mesi quasi intatti. Per renderli più efficaci, bisognerebbe ridurli in polvere finissima e lavorare su tempi lunghi.

In forma liquida, invece, si punta a un altro obiettivo: creare un estratto che, pur non essendo potentissimo, permetta un apporto più gestibile e più rapido. Anche qui, però, serve chiarezza: con i gusci non si ottiene una “soluzione concentrata di calcio” come un prodotto professionale. Si ottiene un supporto liquido utile, soprattutto se inserito in una strategia di cura più ampia.

Quando è utile (e quando no)

L’estratto liquido di gusci d’uovo è particolarmente interessante:

  • nell’orto estivo, su pomodori, peperoni, melanzane e zucchine, soprattutto in fase di allegagione e crescita dei frutti;
  • su piante in vaso che ricevono irrigazioni frequenti (il calcio può dilavare e rendersi meno disponibile);
  • su piante ornamentali robuste in crescita attiva, come supporto strutturale.

È meno utile, o comunque non prioritario:

  • se il terriccio è già ricco e ben bilanciato;
  • se la pianta è in riposo vegetativo;
  • se il problema non è il calcio ma il ristagno o un’irrigazione sbagliata;
  • su piante acidofile (azalee, camelie, gardenie) dove un apporto eccessivo di calcio può alzare il pH e creare squilibri.

Un altro aspetto pratico: il calcio non si muove “a caso” nella pianta, ma segue il flusso d’acqua. Per questo l’integrazione funziona meglio se le radici lavorano bene, il terreno è arieggiato e le annaffiature sono regolari. In caso di marciume apicale, spesso la correzione più efficace è stabilizzare l’irrigazione e aggiungere pacciamatura, oltre a eventuali integrazioni.

Ricetta concime liquido con gusci d’uovo

Tra le ricette fai da te, questa è la più sensata perché l’aceto aiuta a trasformare parte del carbonato di calcio in una forma più solubile. È un metodo semplice e ripetibile, ideale per un infoprodotto.

Ingredienti e materiali

  • Gusci di 6–8 uova (ben puliti)
  • Aceto di vino bianco o aceto di mele
  • Un barattolo di vetro con tappo
  • Un colino o garza
  • Acqua per la diluizione
  • (Opzionale) mortaio o mixer per ridurre i gusci

Procedimento

  1. Pulisci i gusci: sciacquali bene e rimuovi la membrana interna se riesci. Non è obbligatorio, ma migliora la pulizia dell’estratto.
  2. Asciuga i gusci completamente (puoi lasciarli all’aria o metterli in forno a bassa temperatura per 10 minuti). L’asciutto evita odori e migliora la conservazione.
  3. Sminuzza o polverizza i gusci: più sono fini, più il calcio passa nel liquido.
  4. Metti i gusci nel barattolo e aggiungi aceto fino a coprirli del tutto. Appena versi l’aceto, vedrai le bollicine: è la reazione che rende il calcio più disponibile.
  5. Chiudi con il tappo appoggiato (non serrato troppo) e lascia reagire per 24–48 ore in un luogo fresco, lontano dal sole.
  6. Quando la reazione rallenta e le bollicine diminuiscono, filtra il liquido: avrai un concentrato.

Diluizione e utilizzo

Questo concentrato va sempre diluito. Una proporzione prudente e pratica è:

  • 1 cucchiaio di concentrato in 1 litro d’acqua per piante in vaso e piante da interno robuste.
  • Per orto e piante più esigenti, puoi arrivare a 2 cucchiai per litro, ma solo se alterni e non usi troppo spesso.

Applica sul terreno già umido, come una normale annaffiatura, evitando ristagni.

Frequenza consigliata

  • Orto estivo (pomodori, peperoni): ogni 2–3 settimane durante la fase di fruttificazione, alternando ad annaffiature normali.
  • Piante in vaso: una volta al mese in stagione di crescita.
  • In caso di marciume apicale: non fare “cure ravvicinate”. Meglio 1 applicazione ogni 10–14 giorni per un mese, insieme a irrigazione regolare e pacciamatura, poi sospendere e valutare.

Quando usare i concimi liquidi

Il momento giusto per utilizzare un concime liquido è fondamentale quanto il concime stesso. Questi preparati sono particolarmente indicati quando la pianta è in fase di crescita attiva, ovvero in primavera e all’inizio dell’estate, quando l’apparato radicale assorbe meglio acqua e nutrienti.

Sono utili anche dopo un rinvaso, quando il terreno nuovo non è ancora colonizzato completamente dalle radici, oppure dopo uno stress dovuto a sbalzi di temperatura, potature o attacchi parassitari. In questi casi il concime liquido aiuta la pianta a riprendersi più velocemente.

È invece consigliabile evitare o ridurre drasticamente l’uso dei concimi liquidi nei periodi di riposo vegetativo, come l’inverno per molte specie, perché la pianta non sarebbe in grado di utilizzare correttamente i nutrienti, con il rischio di accumuli dannosi nel terreno.

Frequenza e modalità di applicazione

Uno degli errori più comuni è pensare che un concime liquido, essendo naturale, possa essere usato spesso e senza limiti. In realtà, anche i concimi fai da te richiedono moderazione. In generale, una somministrazione ogni 10–15 giorni è più che sufficiente per la maggior parte delle piante in vaso durante la stagione di crescita.

La modalità migliore di applicazione è sempre sul terreno già umido. Annaffiare una pianta con concime liquido su un substrato completamente secco può causare stress alle radici e ridurre l’efficacia del nutrimento. È preferibile bagnare leggermente il terreno con acqua semplice e solo dopo distribuire il concime.

La diluizione è un altro aspetto cruciale. I concimi liquidi fai da te dovrebbero essere sempre diluiti, anche quando sembrano leggeri. Una concentrazione troppo elevata può provocare ingiallimenti fogliari, crescita debole o addirittura bruciature radicali.

Conservazione e durata

A differenza dei prodotti industriali, i concimi liquidi fai da te hanno una durata limitata. Essendo preparazioni naturali e prive di conservanti, tendono a fermentare o deteriorarsi rapidamente. Nella maggior parte dei casi, è consigliabile prepararli in piccole quantità e utilizzarli nel giro di pochi giorni.

Se conservati in contenitori chiusi, preferibilmente in vetro o plastica alimentare, e tenuti in un luogo fresco e al riparo dalla luce, possono durare fino a una settimana. Tuttavia, se il concime sviluppa un odore molto sgradevole o presenta muffe superficiali evidenti, è meglio non utilizzarlo.


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Gianluca Grimaldi
Gianluca Grimaldi
Da sempre sono appassionato di fiori e piante, di giardinaggio e di tutto quello che è "verde". Credo che la parola "ecologia" sia sinonimo della parola "futuro".