Quando un ciclamino appare afflosciato, con steli molli e fiori piegati, nella maggior parte dei casi il problema è legato all’acqua. Questa pianta è molto sensibile agli errori di irrigazione e reagisce rapidamente sia alla carenza sia all’eccesso.
Il primo controllo da fare riguarda sempre il terriccio. Se risulta asciutto anche in profondità, il ciclamino sta manifestando disidratazione. Se invece è bagnato, pesante o con odore stagnante, la pianta sta soffrendo per troppa acqua, una condizione ancora più pericolosa.
Un segnale utile è la consistenza degli steli: quando mancano acqua e turgore, tendono a piegarsi ma restano integri; quando invece l’acqua è in eccesso, gli steli diventano molli alla base e faticano a sostenere i fiori. Riconoscere questa differenza è essenziale per intervenire correttamente.
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Troppa o poca acqua
L’errore più frequente è innaffiare “a calendario”, senza valutare lo stato reale del terreno. Il ciclamino non ha bisogno di acqua costante, ma di acqua ben dosata.
Un altro errore comune è bagnare dall’alto, lasciando l’acqua accumularsi tra foglie e tubero. Questo favorisce marciumi e indebolisce rapidamente la pianta.
Anche lasciare il vaso in un sottovaso pieno d’acqua è estremamente dannoso. Le radici del ciclamino hanno bisogno di ossigeno e soffrono immediatamente l’asfissia radicale. In questi casi la pianta sembra improvvisamente “collassare”, anche se fino al giorno prima appariva sana.
Al contrario, dimenticare le annaffiature in ambienti secchi porta a un terreno che respinge l’acqua, rendendo le irrigazioni superficiali e inefficaci. Il risultato è un ciclamino visibilmente afflosciato nonostante le bagnature.
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Il modo di annaffiare il ciclamino
Il metodo più sicuro è l’innaffiatura dal basso. Si riempie una bacinella con acqua a temperatura ambiente e si immerge il vaso per alcuni minuti, lasciando che il terriccio assorba l’acqua per capillarità. Una volta estratto, il vaso va sempre lasciato sgocciolare perfettamente.
Questo sistema consente alle radici di assorbire solo l’acqua necessaria e mantiene asciutta la parte superiore del tubero, riducendo drasticamente il rischio di marciumi.
È fondamentale usare sempre acqua non fredda, perché gli sbalzi termici stressano ulteriormente la pianta.
L’annaffiatura va effettuata solo quando il terreno risulta asciutto al tatto nei primi centimetri. In presenza di dubbi, è sempre preferibile attendere un giorno in più piuttosto che bagnare in anticipo.
Ogni quanto bagnare il ciclamino in base alla stagione
Durante il periodo di fioritura autunnale e invernale, il ciclamino consuma più acqua, ma sempre con moderazione. In ambienti freschi, un’annaffiatura ogni 7–10 giorni è spesso sufficiente, adattandola alle condizioni specifiche del locale.
Con l’aumento delle temperature e l’avvicinarsi della fase di riposo, le innaffiature vanno progressivamente ridotte. Continuare a bagnare come in inverno è uno degli errori più comuni e porta rapidamente al deterioramento del tubero.
In estate, quando la pianta entra in dormienza, l’acqua va quasi sospesa, limitandosi a mantenere il terriccio appena umido solo se il ciclamino viene conservato in vaso, per poi cominciare a innaffiare di nuovo con l’arrivo dell’autunno.
Una gestione corretta dell’acqua, attenta e misurata, è il vero segreto per avere un ciclamino sano, turgido e duraturo nel tempo.
