Con questo minerale il substrato sarà più fertile per i pomodori

Coltivare pomodori sul balcone è una soluzione sempre più apprezzata da chi desidera raccogliere ortaggi freschi anche in spazi limitati. Tuttavia, quando una pianta viene coltivata in vaso, la gestione del substrato e dell’acqua assume un’importanza fondamentale. Le radici hanno infatti a disposizione un volume ridotto di terreno e ogni errore nell’irrigazione o nella preparazione del vaso può influire sulla crescita della pianta.

Per questo motivo esistono tecniche che puntano a migliorare la struttura del substrato e la gestione dell’umidità attraverso l’utilizzo di materiali specifici. Tra queste vi è il metodo sviluppato da Vittorio Arenella, fondatore di Zeocultura, basato sull’impiego della zeolite nella coltivazione delle piante sia in terra sia fuori suolo.

Per approfondire il metodo di coltivazione illustrato da Vittorio Arenella e conoscere meglio l’utilizzo della zeolite nelle diverse tecniche colturali, è possibile visitare il sito ufficiale di zeocultura.

Nel caso del pomodoro coltivato in vaso, la zeolite viene utilizzata in diverse fasi della preparazione del contenitore, dalla realizzazione dello strato drenante fino alla composizione del substrato. Grazie alle sue caratteristiche, questo minerale viene impiegato per migliorare la gestione dell’acqua, l’ossigenazione del terreno e la disponibilità degli elementi nutritivi necessari alla crescita della pianta.

Preparare il vaso

In questo metodo si parte da un vaso di circa 20 litri, una dimensione che offre uno spazio adeguato per ospitare una pianta di pomodoro durante le diverse fasi di crescita. Prima di aggiungere qualsiasi materiale, l’attenzione si concentra sulla preparazione del fondo del contenitore, un passaggio che rappresenta la base dell’intero sistema.

Sul fondo viene collocata una rete drenante con maglia da circa 5 millimetri, precedentemente tagliata e sagomata in base alle dimensioni del vaso. La rete deve coprire correttamente l’area interessata dai fori di drenaggio, creando una separazione tra il fondo del contenitore e i materiali che verranno inseriti successivamente.

La presenza della rete ha uno scopo ben preciso: impedire alla zeolite di fuoriuscire durante le irrigazioni. Poiché il minerale presenta una granulometria relativamente piccola, una parte del materiale potrebbe infatti passare attraverso i fori presenti sul fondo del vaso e disperdersi nel tempo. La rete svolge quindi una funzione di contenimento, permettendo di mantenere all’interno del contenitore tutto il materiale che costituirà lo strato drenante.

Si tratta di un’operazione semplice ma importante, perché consente di conservare inalterata la struttura del vaso anche dopo numerose irrigazioni. Una volta completata questa fase, il contenitore è pronto per accogliere la zeolite e gli strati successivi che andranno a comporre il substrato destinato alla crescita della pianta di pomodoro.

Cos’è la zeolite

Prima di approfondire il procedimento, è utile comprendere meglio che cos’è la zeolite e perché viene impiegata in questo sistema di coltivazione.

Come spiega Vittorio Arenella, il termine zeolite deriva dal greco e significa “pietra che bolle“. Il nome nasce da una particolare caratteristica osservata durante la scoperta di questo minerale. Quando entra in contatto con l’acqua, infatti, può produrre una reazione che ricorda la fuoriuscita di vapore, dando l’impressione che la pietra stia bollendo.

La zeolite si forma quando la lava incontra il mare. In queste particolari condizioni geologiche si originano diverse tipologie di rocce e tra queste vi è proprio la zeolite.

Una delle sue caratteristiche principali è la capacità di comportarsi come una spugna naturale. Infatti, può trattenere fino al 50% di acqua rispetto al proprio volume, contribuendo così a creare una riserva idrica all’interno del substrato.

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Accanto alla capacità di trattenere acqua, la zeolite possiede anche un elevato potere di scambio cationico. In altre parole, è in grado di trattenere e scambiare elementi nutritivi presenti nel terreno.

Quando la zeolite viene incorporata nelle corrette proporzioni all’interno del terreno, contribuisce ad aumentare la capacità di scambio ionico del substrato, rendendolo più fertile.

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Lo strato di zeolite

Dopo aver preparato il contenitore si passa alla realizzazione dello strato drenante, uno degli elementi centrali dell’intero sistema. È in questa fase che la zeolite inizia a svolgere un ruolo concreto all’interno del vaso.

Per creare questa base viene utilizzata zeolite con una granulometria compresa tra 2,5 e 5 millimetri. Il materiale viene distribuito direttamente sopra la rete drenante precedentemente posizionata sul fondo del contenitore fino a raggiungere uno spessore di circa 4 o 5 centimetri.

La zeolite deve essere distribuita in modo uniforme, così da creare uno strato omogeneo su tutta la superficie del vaso. Questa porzione inferiore rappresenta la base sulla quale verranno poi aggiunti il substrato e la pianta di pomodoro.

Tale livello costituisce una zona dedicata alla gestione dell’acqua all’interno del contenitore. La presenza della zeolite sul fondo crea infatti una separazione tra il substrato destinato alle radici e la parte inferiore del vaso, contribuendo alla struttura complessiva del sistema di coltivazione.

Pur trattandosi di un passaggio molto semplice dal punto di vista pratico, la sua corretta realizzazione è importante perché rappresenta il punto di partenza per tutte le operazioni successive. Una volta completato lo strato drenante, il contenitore è pronto per accogliere la miscela composta da terriccio e zeolite che ospiterà l’apparato radicale della pianta.

Il substrato giusto

La miscela prevede una proporzione ben precisa: 8 parti di terriccio da trapianto e 2 parti di zeolite. Mescolando accuratamente i due materiali si ottiene un substrato contenente circa il 20% di zeolite, caratterizzato da una struttura più sciolta rispetto al solo terriccio.

Secondo questo metodo, questa composizione favorisce contemporaneamente una corretta idratazione e una buona ossigenazione del substrato.

Prima di sistemare la pianta nel vaso, alcuni centimetri della miscela vengono distribuiti sopra lo strato drenante di zeolite presente sul fondo. In questo modo si crea una base sulla quale appoggiare il pane radicale.

La preparazione del substrato rappresenta una delle fasi centrali dell’intero procedimento perché consente di integrare la zeolite direttamente nell’area destinata allo sviluppo delle radici.

Il trapianto

Una volta preparata la base del vaso con il substrato, si può procedere al trapianto della pianta di pomodoro. Questa fase consiste nel sistemare la pianta al centro del contenitore, appoggiandola sopra il primo strato di miscela composto da terriccio e zeolite.

Dopo aver trovato la posizione corretta, tutto lo spazio attorno al pane radicale viene riempito gradualmente con il substrato preparato in precedenza. La miscela viene distribuita lungo i lati fino a completare il riempimento del vaso, facendo attenzione a creare una sistemazione uniforme attorno alle radici.

L’obiettivo è ottenere una pianta ben stabile all’interno del contenitore e completamente circondata dal substrato arricchito con zeolite. Si tratta di un passaggio importante perché consente alle radici di trovarsi fin da subito a contatto con la miscela che accompagnerà la crescita della pianta nelle settimane successive.

Una volta completato il riempimento del vaso, è necessario eliminare le foglie più basse, soprattutto quelle che si trovano a contatto con il terreno o molto vicine alla superficie del substrato.

Questo semplice accorgimento conclude il trapianto e lascia più libera la parte basale della pianta. A questo punto il pomodoro è correttamente sistemato nel contenitore ed è pronto per i passaggi successivi che completano l’allestimento del vaso.

La zeolite sul colletto

Dopo aver completato il trapianto, un ulteriore passaggio riguarda la zona del colletto, ovvero il punto in cui il fusto della pianta incontra il terreno. In questa fase una piccola quantità di zeolite viene distribuita attorno alla base del pomodoro, creando uno strato superficiale che circonda il colletto della pianta.

Questo accorgimento riveste un ruolo importante soprattutto nelle prime fasi di vegetazione. La presenza della zeolite in questa zona contribuisce infatti ad aiutare la pianta nella gestione dell’umidità e rappresenta un supporto nelle settimane immediatamente successive al trapianto.

Inoltre, aiuta a limitare il rischio di marciume del colletto, una delle aree più delicate durante la fase iniziale di crescita.

Si tratta di un intervento semplice e rapido da realizzare, ma che completa il lavoro svolto nelle fasi precedenti. Dopo aver preparato il drenaggio, realizzato il substrato e sistemato correttamente la pianta nel vaso, anche il colletto viene così inserito all’interno di un sistema che sfrutta le proprietà della zeolite in diversi punti del contenitore.

L’irrigazione

Dopo il trapianto si passa alla fase dell’irrigazione. La prima bagnatura deve essere abbondante e interessare esclusivamente il substrato, evitando di dirigere l’acqua direttamente sulla pianta o sulle foglie.

L’obiettivo è permettere all’acqua di attraversare completamente il terriccio fino a raggiungere il fondo del contenitore e fuoriuscire dai fori di drenaggio, evitando così la formazione di ristagni idrici e lasciare che l’acqua defluisca correttamente.

Per chi non dispone di un impianto di irrigazione, una soluzione alternativa può essere quella basata sulla subirrigazione. In questo caso il vaso viene immerso all’interno di una bacinella contenente acqua, consentendo allo strato di zeolite presente sul fondo di assorbire l’umidità necessaria.

Una volta raggiunta la base del contenitore, l’acqua tende a distribuirsi gradualmente nel substrato grazie all’effetto della capillarità. Secondo questo sistema, il terreno si idrata in modo progressivo partendo dalla parte inferiore del vaso.

Quando la subirrigazione non è praticabile, resta comunque possibile intervenire dall’alto con un normale annaffiatoio. Anche in questo caso è consigliabile concentrare l’acqua sul terreno, evitando di bagnare la vegetazione e prestando attenzione a non creare accumuli eccessivi di umidità all’interno del vaso.

I vantaggi della zeolite

Nel sistema descritto, la zeolite non viene impiegata in un solo punto del vaso, ma accompagna l’intera preparazione del contenitore. È presente nello strato drenante, viene mescolata al terriccio e trova spazio anche attorno al colletto della pianta.

Proprio questa presenza in diverse fasi della coltivazione rappresenta uno degli aspetti distintivi del metodo. La zeolite entra infatti a far parte della struttura stessa del vaso, contribuendo alla gestione dell’acqua e del substrato fin dal momento del trapianto.

L’obiettivo è creare un ambiente di coltivazione più equilibrato per la pianta di pomodoro, sfruttando le caratteristiche di questo minerale sia nella zona delle radici sia nelle parti più superficiali del contenitore.

Per questo motivo la zeolite rappresenta l’elemento centrale dell’intero sistema e il filo conduttore di tutti i passaggi.


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