La dieffenbachia nasconde una storia particolare che le ha fatto guadagnare un soprannome tanto curioso quanto inquietante: “pianta del silenzio”.
Questo nome non nasce da antiche leggende o da credenze popolari, ma è legato a una caratteristica ben precisa della pianta e agli effetti che il suo lattice può provocare se entra in contatto con la bocca e le mucose.
Conoscere la vera origine di questa definizione permette di coltivare la dieffenbachia in totale sicurezza.
L’origine di questa definizione
Il soprannome deriva dagli effetti irritanti del succo contenuto nei fusti e nelle foglie della dieffenbachia. Tutte le parti della pianta contengono minuscoli cristalli di ossalato di calcio, chiamati rafidi, che hanno una forma simile a piccoli aghi microscopici.
Quando il tessuto vegetale viene masticato, questi cristalli si liberano e penetrano nelle mucose della bocca, della lingua e della gola, provocando un’immediata sensazione di forte bruciore. L’irritazione può causare gonfiore della lingua, difficoltà a parlare e, nei casi più significativi, una temporanea alterazione della voce.
Proprio questa reazione ha dato origine all’espressione “pianta del silenzio”: chi ne ingeriva accidentalmente una parte poteva trovarsi nell’impossibilità di parlare normalmente per alcune ore o, nei casi più intensi, per un periodo più lungo fino alla scomparsa dell’infiammazione.
In realtà, questo nome descrive un fenomeno biologico ben preciso quindi più che una pianta misteriosa o pericolosa, la dieffenbachia rappresenta un perfetto esempio di come molte specie vegetali abbiano sviluppato sofisticati sistemi di difesa contro gli erbivori.
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Le origini del suo nome
La dieffenbachia prende il nome dal botanico e giardiniere austriaco Joseph Dieffenbach, che nel XIX secolo contribuì alla diffusione di numerose specie tropicali nei giardini imperiali di Vienna.
Già durante l’Ottocento i botanici avevano osservato gli effetti irritanti della pianta e ne descrivevano con precisione le proprietà nei testi dedicati alla flora tropicale.
La fama della dieffenbachia si diffuse rapidamente anche fuori dall’ambiente scientifico, trasformandosi nel tempo in racconti popolari spesso arricchiti da particolari non sempre verificabili.
In molte culture porta il soprannome di “canna muta”, in riferimento alla temporanea perdita della parola causata dall’irritazione del cavo orale.
È davvero pericolosa?
Durante la normale coltivazione non rappresenta un rischio particolare se viene maneggiata con attenzione. Indossa comunque i guanti quando si effettuano potature o rinvasi, evitando di toccarsi il viso prima di aver lavato accuratamente le mani.
Cerca di collocare la pianta in posizioni non facilmente raggiungibili, se c’è il rischio che animali possano averne contatto, riducendo il rischio di masticazione accidentale delle foglie.
