Durante le settimane più calde dell’estate la crescita di molte piante rallenta. Succede anche a numerose specie infestanti: se il terreno è molto asciutto e le temperature rimangono elevate per diversi giorni, la germinazione dei semi può essere temporaneamente frenata.
A fine agosto, però, le condizioni iniziano spesso a cambiare. Le ore di luce diminuiscono lentamente, le notti possono diventare meno torride e, soprattutto, possono tornare le prime piogge dopo lunghi periodi asciutti.
È proprio l’acqua a fare una grande differenza. Nel terreno sono presenti continuamente semi di erbe spontanee, alcuni dei quali possono rimanere vitali per molto tempo aspettando semplicemente il momento giusto per germogliare.
Una pioggia abbondante o alcuni giorni caratterizzati da maggiore umidità riescono quindi a trasformare rapidamente la situazione.
Il fenomeno è particolarmente evidente nei punti che durante l’estate accumulano calore, come i bordi dei vialetti, gli angoli dei muri e le fughe della pavimentazione. In questi spazi possono depositarsi polvere, residui vegetali e minuscole quantità di terriccio. È sufficiente questo piccolo substrato, accompagnato da un po’ di acqua, perché un seme riesca a germogliare.
Anche nelle aiuole appena irrigate la crescita può essere molto rapida. Le erbacce giovani possiedono spesso un apparato radicale capace di sfruttare immediatamente l’umidità presente nei primi centimetri di terreno.
Per questo motivo, dopo un temporale di fine estate, può sembrare che siano comparse praticamente da un giorno all’altro.
In realtà i semi erano già presenti: mancavano semplicemente acqua, temperatura favorevole e umidità sufficiente per avviare la germinazione.
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Caldo, umidità e temporali
Le temperature di fine agosto possono rimanere elevate durante il giorno, mentre le ore serali e notturne diventano gradualmente più miti. Questa alternanza può risultare particolarmente favorevole alla crescita delle infestanti.
Dopo una pioggia, infatti, il terreno è ancora caldo per il calore accumulato durante l’estate. L’acqua non cade quindi su un suolo freddo, ma su una superficie che conserva temperature favorevoli alla germinazione.
Si crea così una combinazione molto efficace: terreno caldo e umido.
Nei giorni successivi a un temporale la crescita può essere ancora più evidente se le temperature tornano rapidamente a salire. L’acqua penetra nel terreno, i semi si idratano e il caldo accelera l’attività vegetativa.
Un altro elemento importante è la minore evaporazione durante le ore notturne. Con notti leggermente più fresche, una parte dell’umidità rimane disponibile nel terreno più a lungo rispetto alle settimane centrali dell’estate.
Le fughe delle mattonelle rappresentano un esempio perfetto. Durante il giorno possono diventare molto calde, ma dopo la pioggia trattengono piccole quantità d’acqua all’interno delle fessure. Se nella fuga sono presenti polvere e materiale organico, si forma una sorta di minuscolo terreno fertile.
Non bisogna quindi interpretare questa crescita come un’anomalia. È una normale risposta delle piante alle condizioni ambientali favorevoli che possono presentarsi tra la fine dell’estate e l’inizio della stagione successiva.
Proprio per questo è utile intervenire presto. Una piantina appena germogliata è molto più semplice da eliminare rispetto a un’erbaccia già sviluppata e dotata di radici profonde.
Rimedi naturali per aiole e fughe delle mattonelle
Tra i rimedi casalinghi più utilizzati contro le erbacce ci sono aceto, sale e acqua bollente. Possono essere utili soprattutto nelle fughe delle mattonelle, lungo vialetti e pavimentazioni, ma vanno impiegati con attenzione perché non distinguono tra una pianta infestante e una pianta ornamentale.
L’aceto agisce principalmente sulle parti verdi della pianta. L’acido acetico presente nel comune aceto alimentare può danneggiare foglie e giovani germogli, soprattutto quando le infestanti sono ancora piccole. Può quindi essere spruzzato direttamente sulle foglie delle erbacce che crescono tra le mattonelle, scegliendo una giornata asciutta e senza vento. È importante evitare che raggiunga il prato, le aiuole o le radici delle piante coltivate.
L’effetto dell’aceto è generalmente maggiore sulle erbacce giovani e annuali. Sulle infestanti più robuste o perenni, invece, può seccare la parte visibile senza eliminare completamente le radici. In questi casi possono comparire nuovi germogli e sarà necessario intervenire nuovamente oppure procedere con l’estirpazione manuale. Non è consigliabile utilizzare aceti ad alta concentrazione senza specifiche precauzioni: le soluzioni concentrate di acido acetico possono essere irritanti e molto più aggressive del normale aceto da cucina.
Anche il sale è conosciuto per la sua capacità di danneggiare le piante, ma è il rimedio che richiede maggiore prudenza. Il cloruro di sodio sottrae acqua ai tessuti vegetali e può compromettere la capacità delle radici di assorbirla. Proprio per questa ragione non dovrebbe essere distribuito nelle aiuole, sul prato o vicino ad alberi e arbusti.
Se si decide di utilizzarlo, dovrebbe essere riservato esclusivamente a piccolissime zone delle pavimentazioni, ben lontane dal terreno coltivato e dai punti in cui l’acqua può trascinarlo verso le piante. Non è opportuno spargere grandi quantità di sale nelle fughe: con la pioggia può sciogliersi, spostarsi e accumularsi nel suolo circostante, rendendo più difficile la crescita delle piante.
Va quindi evitata l’idea che una miscela molto salata sia automaticamente più efficace o migliore. Un uso ripetuto può creare un problema più serio delle stesse erbacce.
Tra questi rimedi, l’acqua bollente è spesso la soluzione più semplice da utilizzare sulle superfici pavimentate. Versata direttamente sui germogli, provoca uno shock termico che danneggia rapidamente foglie e fusti.
L’acqua deve essere distribuita con precisione soltanto sull’erbaccia, evitando schizzi sulle piante ornamentali. Sulle infestanti molto giovani può essere sufficiente un solo trattamento, mentre quelle dotate di radici profonde possono richiedere più interventi o una successiva rimozione manuale.
Si può utilizzare anche l’acqua calda di cottura, purché non contenga sale, olio, detergenti o altre sostanze. In questo modo si riutilizza semplicemente il calore dell’acqua invece di prepararla appositamente.
Prima di versare acqua bollente sulle pavimentazioni è comunque opportuno verificare che il materiale sopporti bene gli sbalzi termici. Pietre delicate, rivestimenti particolari e alcune superfici possono risentire di un getto molto caldo.
Per ottenere risultati più duraturi, nessuno di questi sistemi dovrebbe sostituire completamente la rimozione delle radici. Aceto e acqua calda lavorano soprattutto sulla parte aerea e sulle piantine giovani; se nel sottosuolo rimane una radice vigorosa, l’infestante può ricomparire.
