Quando l’acqua di condensa viene raccolta, spesso appare perfettamente limpida e inodore. Questo può far pensare che possa essere imbottigliata e conservata per diversi giorni come una normale scorta d’acqua. In realtà, la situazione è diversa.
L’acqua del condizionatore non viene prodotta all’interno di un sistema sterile. Prima di raggiungere il tubo di scarico, può entrare in contatto con superfici interne sulle quali si depositano nel tempo polvere, particelle sospese e materiale organico.
Anche quando l’impianto viene mantenuto correttamente, non si può considerare questa acqua equivalente a un prodotto distillato o sterilizzato.
Una volta raccolta, inoltre, l’acqua rimane ferma. Ed è proprio la stagnazione a rendere poco sensato accumularne grandi quantità per utilizzarle a distanza di molti giorni.
Piccole quantità di materiale organico o microrganismi presenti nell’acqua possono trovare condizioni favorevoli alla crescita quando il recipiente viene lasciato fermo, soprattutto se è aperto, esposto all’aria o non perfettamente pulito.
Per le piante ornamentali robuste un utilizzo occasionale di acqua appena raccolta può non creare particolari problemi, ma conservare la stessa condensa per una settimana e poi distribuirla indiscriminatamente nei vasi è una pratica molto meno prudente.
La regola più semplice è quindi quella di recuperare ciò che serve e utilizzarlo in tempi brevi, senza creare inutili scorte.
Il caldo estivo peggiora la qualità
Il paradosso è evidente: proprio nel periodo in cui il condizionatore produce più condensa, cioè durante le giornate calde e afose, aumentano anche i problemi legati alla sua conservazione.
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Un secchio lasciato su un balcone può raggiungere temperature elevate. Una bottiglia trasparente esposta alla luce può scaldarsi rapidamente. Una tanica chiusa e dimenticata in un angolo può rimanere per giorni in condizioni poco favorevoli.
Con temperature alte, la proliferazione dei microrganismi può essere più rapida rispetto a quanto avviene in un ambiente fresco.
Questo non significa che ogni recipiente di acqua di condensa diventi immediatamente pericoloso, ma è un motivo sufficiente per non trattarlo come una riserva da conservare per settimane.
Il problema diventa ancora più evidente quando all’interno del contenitore finiscono piccoli residui di terriccio, foglie, polvere o insetti. A quel punto non si sta più conservando soltanto acqua, ma una miscela nella quale possono avvenire rapidamente diversi processi biologici.
Con il passare dei giorni possono comparire odore sgradevole, torbidità, patine o piccoli depositi.
Una condensa che inizialmente era limpida può quindi cambiare aspetto, soprattutto quando viene conservata in condizioni calde e poco igieniche.
Per questo, durante l’estate, è preferibile evitare l’abitudine di riempire bottiglie e taniche per accumulare tutta l’acqua prodotta dal climatizzatore. Se le piante non hanno bisogno di essere irrigate, non c’è alcun vantaggio nel conservarla a lungo soltanto per non buttarla.
Recuperare acqua ha senso quando il recupero rimane semplice, pulito e immediato.
Il contenitore sporco può rovinare anche acqua appena raccolta
Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda il recipiente utilizzato per raccogliere la condensa.
Spesso il tubo del condizionatore viene fatto scaricare in un vecchio secchio, in una bacinella o in una bottiglia tagliata. Se il contenitore non viene pulito regolarmente, l’acqua appena prodotta entra immediatamente in contatto con sporco, polvere e residui organici.
Un secchio che in precedenza conteneva terriccio, ad esempio, può conservare sulle pareti piccole quantità di materiale organico anche quando sembra vuoto.
Lo stesso vale per recipienti lasciati per giorni all’aperto, dove possono cadere foglie, insetti e polvere trasportata dal vento.
In questi casi anche un’acqua appena raccolta può deteriorarsi più velocemente.
Per questo il contenitore dovrebbe essere pulito, risciacquato spesso e utilizzato esclusivamente per la raccolta dell’acqua.
Le bottiglie con collo stretto possono sembrare comode, ma diventano difficili da lavare correttamente quando sulle pareti interne si forma una patina. Un recipiente con apertura più ampia permette invece di verificare meglio lo stato delle superfici e di pulirle con facilità.
Bisogna fare attenzione anche al tubo di scarico.
Se presenta muffe, incrostazioni o cattivi odori, il problema non viene risolto semplicemente utilizzando un contenitore pulito. In quel caso è necessario occuparsi prima della manutenzione dell’impianto.
Un altro errore frequente consiste nel rabboccare continuamente lo stesso recipiente senza svuotarlo del tutto. In questo modo l’acqua appena prodotta viene mescolata con quella rimasta ferma da giorni.
È molto meglio svuotare, sciacquare e ricominciare la raccolta, invece di creare un contenitore permanente di acqua stagnante.
