A novembre il deumidificatore torna in funzione e ogni due giorni c’è una tanica piena d’acqua da svuotare nel lavandino. Chi d’estate ha imparato a usare l’acqua del condizionatore per le piante del balcone si chiede se vale lo stesso ragionamento, visto che l’apparecchio fa la stessa cosa: raffredda l’aria e raccoglie la condensa.
La risposta è sì, con le stesse cautele e con un vantaggio in più. In inverno le piante che hanno davvero bisogno di un’acqua povera di calcare sono proprio quelle che stanno fiorendo in casa adesso, ciclamini e orchidee, e la tanica le rifornisce senza aspettare la pioggia.
Conviene però sapere cosa c’è dentro quell’acqua, cosa manca e per quali vasi è un errore usarla sempre.
Cosa contiene l’acqua della tanica
L’acqua del deumidificatore è vapore condensato, lo stesso principio della pioggia. Non è passata nelle tubature, perciò non porta con sé il calcare del rubinetto né il cloro. È un’acqua quasi priva di sali disciolti, molto simile a quella demineralizzata che si compra in bottiglia per il ferro da stiro.
Proprio perché è così pulita, non porta neanche nulla di utile: niente calcio, niente magnesio, nessun elemento nutritivo. Per la pianta è acqua e basta, e questa è la caratteristica che decide dove usarla.
C’è poi un aspetto che la distingue dalla pioggia. La condensa si forma su una serpentina fredda che resta umida per settimane e raccoglie la polvere di casa, e la tanica non viene lavata spesso. Se l’acqua ha un odore di chiuso o un velo opaco sul fondo, è il contenitore a essere sporco: va pulito prima di continuare a usarla.
Il confronto con il condizionatore
Chi ha già letto se l’acqua del condizionatore rovina le piante conosce i due punti critici: la pulizia dell’impianto e la temperatura. Il deumidificatore ha gli stessi punti, con una differenza pratica. La sua acqua sta in casa, a temperatura ambiente, non in una tanica sul balcone d’estate dove si scalda e si riempie di alghe. È più facile da tenere pulita e da usare entro pochi giorni.

Resta vera un’altra osservazione fatta per l’estate: quest’acqua povera di calcare fa bene ad alcuni fiori e non a tutti. Non è un’acqua speciale, è un’acqua dolce. Serve dove il rubinetto è duro e dove la pianta soffre il calcare; negli altri casi non cambia nulla.
Un controllo semplice per capire se vale la pena raccoglierla: se il bollitore o il soffione della doccia si incrostano in fretta, il rubinetto di casa è calcareo e le piante acidofile lo sentono. Se non si incrostano mai, la tanica è una comodità, non una necessità.
Orchidee e ciclamini la gradiscono
Le orchidee sono le prime a trarne vantaggio. Le radici della Phalaenopsis, con il loro rivestimento spugnoso, accumulano i sali dell’acqua dura e a lungo andare si coprono di una crosta biancastra che ne riduce l’assorbimento. Chi già usa l’acqua piovana per le orchidee può passare alla condensa nei mesi in cui piove poco o non si riesce a raccoglierla. Vale anche per l’immersione del vaso, purché l’acqua sia a temperatura ambiente e non appena uscita dall’apparecchio ancora fredda.
Il ciclamino è il secondo candidato. Teme il calcare quasi quanto l’eccesso d’acqua, e per lui l’innaffiatura dal basso con acqua dolce evita insieme i due problemi: il tubero resta asciutto e la zolla non si carica di sali. Un segnale che il calcare stava dando fastidio è la crosta bianca sul bordo del vaso di terracotta, o il terriccio che in superficie diventa chiaro e duro.
Nella stessa famiglia di piante che apprezzano l’acqua dolce ci sono le azalee regalate in questo periodo, le camelie in vaso, le gardenie e le piante carnivore, che anzi con il rubinetto non sopravvivono. Per queste ultime la tanica è una fonte gratuita di acqua adatta.
I vasi in cui conviene alternarla
L’acqua senza sali, usata sempre e su tutte le piante, ha un limite che si vede dopo mesi. Le piante che non temono il calcare prendono dal rubinetto anche una piccola quota di calcio e magnesio, e passando in modo esclusivo alla condensa quella quota sparisce. Pothos, Sansevieria, Albero di Giada e la maggior parte delle piante verdi stanno bene con il rubinetto e non hanno bisogno di cambiare.
Per chi vuole usarla comunque su tutto, perché la tanica è piena e buttarla sembra uno spreco, la soluzione è alternare: una volta condensa, una volta rubinetto, oppure la condensa come acqua di base e il concime liquido alle dosi normali nel periodo di crescita. In inverno, con le piante verdi quasi ferme, il concime non serve, e l’alternanza basta.
Un’eccezione da tenere a mente riguarda i semenzai e le talee: un’acqua povera di sali va benissimo, ma solo se pulita. Un contenitore con alghe o residui è più pericoloso per una piantina appena nata che per un’orchidea adulta.
Come conservarla senza problemi
Il modo più semplice è travasare la tanica in una bottiglia o un annaffiatoio dedicato, tenuto in casa, e usare l’acqua entro due o tre giorni. Più a lungo sta ferma, più facilmente si forma il velo sul fondo. Non va mescolata all’acqua raccolta all’aperto, che ha una sua carica di foglie e residui.
Prima di innaffiare, l’acqua deve essere a temperatura ambiente. Quella appena uscita dall’apparecchio può essere fresca, e un ciclamino o un’orchidea bagnati con acqua fredda in una stanza calda reagiscono male. Un’ora sul mobile basta.
La tanica si lava una volta alla settimana con acqua calda e una spugna, senza detersivi profumati che poi finirebbero nei vasi. Chi la mantiene pulita si ritrova, per tutto l’inverno, con una riserva costante di acqua dolce da dare proprio alle piante che in questo momento stanno fiorendo e che del calcare farebbero volentieri a meno.
