Come ho realizzato un Terrario in una bottiglia sottile

Nel coltivare la personale passione per i terrari, talvolta mi ostino in alcune vere e proprie missioni impossibili, cioè nella creazione di terrari in contenitori che ostici e dir poco.

In questo caso mi sono imbattuto in un mercatino in una lunga bottiglia dall’apertura stretta e dal collo lungo, ma dal corpo centrale oltre che allungato, leggermente più largo.

Come per tutte le cose occorre determinazione e la voglia di voler provare e sperimentare ed è ciò che ho fatto, mettendo alla prova la mia pazienza nella realizzazione di un terrario con un contenitore difficile.

Ma condivido gli accorgimenti che ho adottato per fare in modo di rendere il tutto più semplice e realizzare un terrario in una bottiglia sottile.

Ho utilizzato strumenti telescopici

La dicitura “strumento telescopico” può spaventarti e sembrarti da professionista. In realtà si chiamano così tutti quegli strumenti che hanno il manico che si allunga e che consente di arrivare sul fondo della bottiglia prescelta visto che dovrai comunque maneggiare lo strumento dall’esterno.

Puoi procurarti una pinza e una palettina che puoi tranquillamente trovare in rete facilmente acquistabili oppure in un vivaio ben fornito.

Puoi riprodurre degli strumenti telescopici di fortuna utilizzando sottili spiedini in legno oppure sottili canne di bambù, quelle che spesso fungono da sostegno per le piante rampicanti.

Ho utilizzato piante striscianti

In un terrario che si sviluppa in lunghezza ma dallo spazio praticamente piatto e ostico non puoi proprio pensare di utilizzare le classiche piantine da terrario che si sviluppano in altezza.

Ti occorreranno le piante adatte alla tipologia di ambiente vista l’alta umidità e che abbiano un portamento strisciante, così che possano aderire alla superficie del terriccio e svilupparsi strisciando lungo lo strato di terriccio.

Io ho utilizzato l’edera, che ha ben risposto alle mie esigenze: volevo una pianta che potesse prosperare in uno spazio umido, in uno spazio stretto e che avesse un portamento strisciante e devo dire che ha ben soddisfatto le mie aspettative.

Ho lavorato dividendo la bottiglia in sezioni

Inizialmente ho provato a fare come ho sempre fatto, cioè, realizzare un unico fondo fatto di perlite alla base, carbone vegetale e terra per tutto il corpo della bottiglia.

Essendo la bottiglia molto sottile questo ha reso la realizzazione del terrario molto difficile poiché per tutto il corpo della bottiglia lo spazio era ancor più ridotto quando dovevo apporre la pianta prescelta.

Quindi ho adottato un metodo diverso, dividendo la bottiglia in sezioni e lavorando ad una sezione alla volta.

Partendo dal fondo ho distribuito i materiali solo sulla parte finale della bottiglia e ho sistemato e definito la prima zolla di terra, lasciando il resto della bottiglia vuota per poter muovere gli strumenti all’interno.

Al termine della zolla, poi ho realizzato quella immediatamente successiva e via via fino all’ingresso della bottiglia.

Ho utilizzato i seguenti strati di materiali

Parti sempre con una base di inerti, cioè perlite o vermiculite che possano fare da fondo drenante per un ambiente tanto umido, la caratteristica principale di un terrario.

Poi è la volta del carbone vegetale, un materiale che riesce ad assorbire l’eccesso di acqua ed evitare la proliferazione di funghi e batteri.

Infine, è la volta del terriccio, che sia di buona qualità così da non lasciar andare i classici moscerini una volta utilizzato e che sia misto a perlite che possa renderlo drenante.

Puoi ora posizionare la pianta prescelta  e le varie decorazioni superficiali quali pietruzze, corteccia o muschio.


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Giuseppe Iozzi
Giuseppe Iozzi
Nato a Napoli. Psicologo, col pollice verde. Ascolto i pazienti per professione, parlo alle piante per passione.