Rinvaso le piante comuni tenendo d’occhio specifici Segnali

Le piante più comuni d’appartamento seguono regole specifiche per quanto riguarda la salute delle loro radici.

Questo l’ho imparato osservandone l’integrità quando era il momento di rinvasarle e per ciascuna vi sono dei segnali specifici.

Nel dettaglio ti elenco i segni che mi fanno capire quando rinvasare le piante comuni che ho in casa e in che modo lo faccio per ciascuna.

Orchidea

Per imparare a rinvasare un’orchidea ti basterà sviluppare un certo occhio clinico, ti basterà guardarla per capire di cosa ha bisogno e se nel caso abbia bisogno o meno di un rinvaso.

L’orchidea è di semplice osservazione grazie anche al suo vaso trasparente che consente di tenere sempre d’occhio le radici e constatarne lo stato.

Quando

Le radici spesso toccano le pareti del vaso e questo ne compromette la crescita. Inoltre, quando lo spazio a disposizione è stretto le radici cominciano ad uscire fuori dal vaso in cerca di altro spazio.

Tocco anche il materiale grossolano che va a costituire il bark e se si sbriciola facilmente vuol dire che è esaurito.

Se mi rendo conto che l’ orchidea non mette su una nuova fogliolina da tempo allora vuol dire che nemmeno l’apparato radicale sta crescendo: molto probabilmente perché non ha lo spazio giusto o nutrienti.

Se poi mi accorgo che l’apparato radicale è affetto da parassitosi o un’infezione fungina agisco subito con un rinvaso.

Come

Innanzitutto, l’orchidea non ha il comune terriccio e quindi raduno quanto serve: mescolo a 2 parti di corteccia di pino 1 parte di sfagno1 parte di fibra di cocco e 1 parte di lapilli.

Un piccolo trucco che uso per rinvasare l’orchidea è immergere il vaso in acqua tiepida per fare in modo di ammorbidire le radici e allentare il poco mix che spesso è caratterizzato solo da sfagno.

In questo modo le maneggio e le districo senza rischiare di romperle perché eccessivamente rigide.

Poi le lascio asciugar e le disinfetto cospargendole con della cannella, un ottimo disinfettante naturale.

Riporto l’orchidea al vaso, evitando di piegare le radici, rispettando il loro naturale portamento senza forzarle.

Pothos e ficus bonsai

Piante comuni come il pothos ed il ficus mostrano tutta una serie di segnali quando si tratta di rinvaso.

Si tratta di segnali chiari e privi di fraintendimenti; io mi concentro sullo spazio a disposizione dell’apparato radicale e sullo stato di salute delle foglie.

Quando

Per la stagionalità, generalmente se non vi sono urgenze io rinvaso queste due piante all’inizio della primavera.

Le urgenze possono riguardare i famosi segni evidenti: se vedo le radici che sbucano dal terriccio l’apparato radicale è cresciuto e il terriccio nel tempo è sceso di livello.

Se la pianta non cresce non ha più spazio per farlo.

Se passa più di un anno dall’ultimo rinvaso, allora è d’obbligo.

Se noto foglie spesso afflosciate vuol dire che vi è una notevole mancanza di acqua: il terriccio misero ed esaurito è ormai insufficiente.

Come

Io mi assicuro che il terriccio sia ben asciutto così che l’apparato secco sia molto più semplice da estrarre dal vaso. 

Poi osservo l’apparato radicale: controllo che le radici siano sane e provvedo a ripulire l’apparato radicale da quelle che sono secche, marce o danneggiate.

Mi procuro un vaso non più grande di 5 cm di diametro dell’intero apparato radicale.

  • Terriccio per pothos: creo una miscela  con una parte di terriccio universale, due parti di fibra di cocco ben inumidita e strizzata, una parte di torba, una di perlite e una di corteccia di pino.
  • Terriccio per ficus: in genere la miscela ideale per i bonsai è composta da pomice, argilla, terriccio universale, akadama, in parti uguali.

Sansevieria e zamioculcas

Le protagoniste dei nostri salotti o dei nostri uffici, che comunicano la loro esigenza di rinvaso molto chiaramente.

Quando

Oltre all’apparato radicale che sbuca  dalla superficie del vaso e dai fori di scolo sul fondo, queste due piante mostrano anche il loro apparato radicale massiccio sulle pareti del vaso, che a lungo andare lo deformano, se in plastica.

Foglie ingiallite mostrano una evidente carenza di nutrienti dovuto ad un terriccio ormai assente.

Come

Mi procuro una miscela di terriccio idonea, altamente drenante, deve anche essere ben areato, al fine di permettere alle radici di prendere tutto lo spazio.

Tiro fuori l’apparato radicale dal vaso e scrollo tutto il terriccio rimasto.

Al momento del rinvaso sto attento a non far andare il terriccio nelle insenature tra le foglie che può restare umido e far marcire bulbi e foglie al momento delle innaffiature.


Photo Credits:

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Giuseppe Iozzi
Giuseppe Iozzi
Nato a Napoli. Psicologo, col pollice verde. Ascolto i pazienti per professione, parlo alle piante per passione.