Coltivare i pomodori partendo dai semi permette di seguire l’intero sviluppo della pianta, scegliere le varietà più interessanti e, quando possibile, conservare la semente per le stagioni successive. Non è quindi sempre necessario acquistare piantine già sviluppate nei vivai o nei centri commerciali.
La fase della semina, tuttavia, è particolarmente delicata. Il substrato deve rimanere umido abbastanza da favorire la germinazione, ma non deve diventare compatto o saturo d’acqua. Un eccesso di umidità può infatti far marcire il seme, mentre un terreno che asciuga troppo rapidamente può interrompere il processo germinativo.
Per questo motivo esistono tecniche che puntano a migliorare la struttura del substrato e la gestione dell’umidità attraverso l’utilizzo di materiali specifici. Tra queste vi è il metodo sviluppato da Vittorio Arenella, fondatore di Zeocultura, basato sull’impiego della zeolite nella coltivazione delle piante sia in terra sia fuori suolo.
Per approfondire il metodo di coltivazione illustrato da Vittorio Arenella e conoscere meglio l’utilizzo della zeolite nelle diverse tecniche colturali. Per maggiori informazioni su come ottenere la zeolite BioPlant e possibile contattare gli esperti di Zeocoltura tramite il form contatti
Semi antichi e ibridi F1
Sulle bustine delle sementi e sulle etichette delle piantine compare spesso la sigla F1. Questa indicazione identifica un ibrido di prima generazione, ottenuto incrociando due linee selezionate per caratteristiche precise come produttività, uniformità dei frutti, vigore o resistenza ad alcune malattie.
I semi raccolti dai frutti di una pianta F1 possono anche germogliare, ma le nuove piante non manterranno necessariamente le stesse qualità dell’esemplare originario. I frutti potrebbero risultare differenti per colore, forma, dimensione, sapore e quantità.
Le varietà a impollinazione aperta, invece, possono essere riprodotte conservando i semi di anno in anno. Se non si verificano incroci con altre varietà, le caratteristiche principali vengono mantenute più facilmente.
La conservazione di queste sementi permette di preservare varietà locali o antiche e di selezionare nel tempo le piante che si adattano meglio alle condizioni del proprio territorio.
Il pomodoro si autoimpollina con facilità, ma gli incroci tra varietà differenti restano possibili. Se si desidera mantenere una varietà il più possibile stabile, è quindi opportuno coltivarla a una certa distanza dalle altre oppure proteggere alcuni fiori prima della loro apertura.

Preparare il substrato
Il substrato destinato alla semina deve essere leggero, arioso e capace di trattenere una quantità equilibrata di acqua. Una miscela adatta può essere preparata utilizzando otto parti di fibra di cocco, una parte di zeolite con granulometria media e una parte di zeolite microgranulare.
La fibra di cocco contribuisce a mantenere l’umidità senza compattarsi rapidamente. La zeolite a granulometria più grossa crea invece piccoli spazi d’aria, mentre quella fine aiuta a trattenere e distribuire meglio l’acqua.
Prima della preparazione, la fibra di cocco deve essere reidratata e sgranata accuratamente. Tutti i componenti vanno poi mescolati fino a ottenere un substrato uniforme.
Nei piccoli contenitori da semina non è indispensabile creare uno spesso strato drenante separato sul fondo. È più importante che la zeolite sia distribuita nella miscela e che ogni alveolo possieda fori di drenaggio liberi, attraverso i quali possa uscire l’acqua in eccesso.
Il semenzaio va riempito senza comprimere troppo il substrato. Una pressione leggera è sufficiente per stabilizzarlo, mantenendo però l’aria necessaria allo sviluppo delle giovani radici.

Inumidire il terreno
Prima di inserire i semi, il substrato deve essere inumidito uniformemente con un nebulizzatore. Non deve risultare fradicio né lasciare uscire acqua quando viene leggermente premuto tra le dita.
La zeolite contribuisce a trattenere parte dell’umidità e a rilasciarla gradualmente. Questo aiuta a limitare gli sbalzi tra un terreno troppo bagnato e uno che asciuga completamente in poche ore.
Con un bastoncino dalla punta arrotondata si possono creare piccoli fori profondi circa mezzo centimetro. I semi di pomodoro non devono essere interrati troppo, perché devono riuscire a raggiungere facilmente la superficie.
L’ammollo preliminare non è necessario per sementi fresche e ben conservate. Può invece essere utile quando si utilizzano semi vecchi, lasciandoli in acqua per alcune ore prima della semina.
L’eventuale impiego di stimolatori radicali deve avvenire esclusivamente secondo le dosi indicate dal produttore. Una concentrazione superiore non migliora la germinazione e può danneggiare i tessuti più delicati.

Sistemare i semi
In ogni alveolo possono essere collocati due o tre semi, soprattutto quando non si conosce con precisione la loro germinabilità. Dopo la nascita delle piantine verrà conservato soltanto l’esemplare più robusto.
La piantina in eccesso non dovrebbe essere strappata, perché le radici potrebbero essere già intrecciate con quelle dell’esemplare da conservare. È preferibile tagliarla alla base con piccole forbici pulite.
Dopo aver posizionato i semi, si effettua una leggera nebulizzazione e si ricoprono i fori con un sottile strato di substrato oppure con vermiculite fine.
La vermiculite è molto leggera e permette al germoglio di emergere senza incontrare troppa resistenza. Non deve però restare completamente asciutta: una nebulizzazione delicata aiuta a mantenere stabile l’umidità intorno al seme.

Favorire la germinazione
Il semenzaio può essere coperto con un coperchio trasparente, una pellicola o un sacchetto di plastica. La copertura limita l’evaporazione e mantiene un ambiente umido, favorevole alla germinazione.
Non bisogna però chiudere ermeticamente il contenitore per molti giorni. La copertura va sollevata quotidianamente per far circolare l’aria, ridurre la condensa e limitare la formazione di muffe.
La temperatura ideale per la germinazione dei pomodori è generalmente compresa tra 20 e 24 °C. Se i semi sono vitali e il substrato conserva la corretta umidità, i primi germogli possono comparire nel giro di pochi giorni.
Durante questa fase non bisogna annaffiare seguendo un calendario fisso. Il substrato va controllato e nebulizzato soltanto quando la superficie inizia ad asciugarsi.
Un eccesso di acqua può ridurre l’ossigeno disponibile e favorire il marciume del seme o il collasso delle giovani piantine.

Dopo la nascita
Appena compaiono i primi germogli, la copertura deve essere rimossa e il semenzaio va trasferito in una posizione molto luminosa. Una luce insufficiente provoca piantine lunghe, sottili e poco resistenti.
Nei primi giorni è preferibile una luce intensa ma non il sole diretto più forte. Le giovani piante potranno essere abituate gradualmente a una maggiore esposizione quando avranno sviluppato una struttura più robusta.
Il substrato deve rimanere leggermente umido, ma l’acqua non deve accumularsi sotto gli alveoli. Quando compaiono le prime foglie vere, differenti dai due cotiledoni iniziali, può essere valutato il trasferimento in piccoli vasi singoli.
La concimazione non è necessaria immediatamente dopo la germinazione. In questa fase le piantine utilizzano ancora le riserve contenute nel seme e hanno bisogno soprattutto di luce, calore moderato e radici ben ossigenate.
La combinazione di fibra di cocco, zeolite e vermiculite permette di ottenere un ambiente leggero e capace di gestire meglio l’umidità. Partendo da semi a impollinazione aperta è inoltre possibile selezionare le piante migliori, conservare la semente e ripetere il ciclo di coltivazione negli anni successivi.
