Se è in queste condizioni ecco la lista degli interventi mirati per recuperare il ciclamino

Quando un ciclamino manifesta collasso fogliare, ingiallimenti diffusi e perdita di turgore, il problema è quasi sempre riconducibile a marciumi radicali o del tubero. Nella maggior parte dei casi l’origine è fungina, favorita da eccesso idrico, scarsa aerazione del substrato e temperature non idonee.

Il marciume può interessare inizialmente le radici assorbenti, per poi risalire al tubero, compromettendo in modo irreversibile i tessuti di riserva.

Se il tubero risulta parzialmente molle ma non completamente collassato, un intervento tempestivo può ancora arrestare il processo.

Estrazione dal vaso e rimozione del substrato contaminato

Il ciclamino va rimosso immediatamente dal contenitore, eliminando integralmente il terriccio aderente. Il substrato vecchio è da considerarsi contaminato e non deve essere riutilizzato.

L’operazione consente di valutare lo stato reale dell’apparato radicale e del tubero. Radici sane appaiono chiare e consistenti, mentre quelle compromesse risultano scure, acquose o facilmente distaccabili. Ogni residuo di terriccio saturo favorisce la prosecuzione del marciume e va quindi eliminato.

Intervento su radici e tubero

Questa fase è decisiva. Con strumenti affilati e disinfettati si procede alla potatura drastica delle radici necrotiche, lasciando esclusivamente quelle vitali. Il tubero va ispezionato accuratamente: le zone molli, brunastre o maleodoranti devono essere asportate fino a raggiungere tessuto compatto e sano.

Il taglio deve essere netto, senza strappi. Dopo l’operazione, è consigliabile lasciare la pianta all’asciutto per almeno 12–24 ore, in ambiente ventilato e ombreggiato, per permettere la suberificazione naturale dei tessuti ed evitare reinfezioni.

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Rinvaso tecnico

Il rinvaso del ciclamino va eseguito solo dopo l’asciugatura. Il contenitore deve avere drenaggio efficiente e dimensioni proporzionate al tubero, evitando vasi sovradimensionati che trattengono umidità.

Il substrato ideale è strutturato, leggero e molto drenante, con una componente minerale che garantisca aerazione. Il tubero non va interrato completamente: una parte deve restare parzialmente esposta, condizione fondamentale per ridurre il rischio di nuovi marciumi.
Dopo il rinvaso non si irriga.

L’acqua va reintrodotta solo quando il substrato risulta asciutto anche in profondità, e sempre in quantità controllata.

Stabilizzazione e prevenzione delle recidive

Nei giorni successivi il ciclamino va mantenuto in ambiente fresco, ben illuminato ma senza irraggiamento diretto, con temperature stabili. L’obiettivo non è stimolare la crescita immediata, ma consentire al tubero di riprendersi metabolicamente.

Le annaffiature devono essere sporadiche, preferibilmente dal basso, evitando qualsiasi ristagno. L’eventuale perdita di foglie è fisiologica dopo un intervento così invasivo. Il segnale positivo è la comparsa di nuova vegetazione compatta e ben ancorata.

Dal punto di vista tecnico, la prevenzione resta l’elemento chiave: il ciclamino è una pianta che teme l’umidità stagnante più della siccità temporanea. Una gestione corretta del substrato e dell’acqua è l’unico modo per evitare che il marciume si ripresenti.


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Gianluca Grimaldi
Gianluca Grimaldi
Da sempre sono appassionato di fiori e piante, di giardinaggio e di tutto quello che è "verde". Credo che la parola "ecologia" sia sinonimo della parola "futuro".