Secca sempre perchè il Ciclamino non è una pianta da salotto

Il ciclamino è una pianta che conquista a prima vista grazie ai suoi fiori eleganti e alle foglie decorative screziate di argento.

Nei mesi freddi è protagonista indiscusso di vivai e supermercati, diventando una scelta quasi automatica per decorare gli interni di casa.

Il salotto, luogo simbolo dell’accoglienza domestica, sembra la collocazione ideale. In realtà, questa abitudine diffusa è una delle principali cause del rapido declino del ciclamino dopo l’acquisto.

Dietro il suo aspetto raffinato si nasconde una pianta con esigenze precise, che raramente coincidono con le condizioni ambientali di un soggiorno moderno.

Le esigenze legate alle origini

Il ciclamino, in particolare il cyclamen persicum da coltivazione, quello più comune e che spesso ci ritroviamo ad acquistare, deriva da specie spontanee adattate a climi mediterranei e montani, dove gli inverni sono freschi e luminosi ma non rigidi.

In questi ambienti la pianta cresce in zone arieggiate, spesso ai margini dei boschi o in aree ombreggiate ma aperte. Il suo metabolismo è quindi programmato per funzionare al meglio con temperature basse e costanti, lontane dal caldo artificiale delle abitazioni.

Quando lo mettiamo in salotto lo sottoponiamo ad uno shock ambientale che altera fin da subito il suo equilibrio fisiologico.

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Le case sono calde

La temperatura è il nemico numero uno del ciclamino coltivato in casa. Nei salotti, soprattutto durante l’inverno, il riscaldamento mantiene l’aria stabilmente sopra i 18 gradi.

Per il ciclamino questa condizione equivale a una forzatura continua. Il calore accelera la traspirazione, costringe la pianta a consumare rapidamente le proprie riserve e riduce drasticamente la durata dei fiori.

Puoi tu stesso osservare una fioritura che appassisce nel giro di pochi giorni, seguita dall’afflosciamento degli steli e dall’ingiallimento delle foglie basali. Non si tratta di cattive cure, ma di una risposta naturale a un ambiente inadatto.

L’aria è secca

Un altro aspetto critico del salotto è la qualità dell’aria. Il riscaldamento domestico riduce fortemente l’umidità relativa, creando un’atmosfera secca che il ciclamino fatica a tollerare.

Le foglie perdono turgore, i margini si seccano e la pianta diventa più vulnerabile agli attacchi di parassiti, che trovano terreno fertile in ambienti caldi e poco ventilati.

Inoltre, la scarsa circolazione d’aria favorisce l’insorgenza di malattie fungine, soprattutto quando l’umidità del substrato non è perfettamente gestita.

La luce potrebbe non essere abbastanza

La luce rappresenta un altro elemento spesso sottovalutato. Diciamoci la verità: collochiamo il ciclamino in salotto per ragioni estetiche, non agronomiche.

Può trovarsi lontano dalle finestre, ricevendo una luce insufficiente, oppure troppo vicino a vetri esposti al sole diretto, subendo sbalzi termici e luminosi.

Il ciclamino necessita di luce abbondante ma diffusa, una condizione più facile da ottenere in ambienti esterni o semi-esterni. Una luce inadeguata compromette la produzione di nuovi boccioli e porta a una crescita disordinata e debole.

Marciumi favoriti dall’ambiente interno

Coltivare il ciclamino in salotto aumenta anche il rischio di errori nell’irrigazione. Il caldo induce a bagnare con maggiore frequenza, ma il tubero del ciclamino è estremamente sensibile ai ristagni idrici.

In un ambiente caldo e poco ventilato, l’acqua in eccesso non evapora correttamente, favorendo marciumi radicali e del colletto.

Spesso l’acqua viene versata dall’alto, penetrando tra le foglie e raggiungendo il centro della pianta, una pratica che può risultare fatale nel giro di poco tempo.

Il ciclo naturale viene forzato

Il ciclamino non è una pianta sempreverde da interno, ma una specie con un ciclo stagionale ben definito. Dopo la fioritura entra in una fase di riposo durante la quale perde le foglie e riduce drasticamente l’attività vegetativa.

In salotto questo ciclo viene alterato o forzato, impedendo alla pianta di recuperare energie.

Il risultato è una pianta che sembra morire prematuramente, quando in realtà avrebbe semplicemente bisogno di condizioni più vicine a quelle naturali per completare il suo ciclo.


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Le immagini presenti in questo articolo sono di proprietà di Meraki s.r.l.s.

Giuseppe Iozzi
Giuseppe Iozzi
Nato a Napoli. Psicologo, col pollice verde. Ascolto i pazienti per professione, parlo alle piante per passione.