Un giorno dal tronco grosso del Ficus ginseng, o dalla base appena sopra le radici, spunta un getto nuovo. Cresce in fretta, dritto, e le sue foglie non assomigliano alle altre: sono più grandi, più chiare, più distanziate lungo il ramo. La prima reazione è di soddisfazione, finalmente la pianta “si è svegliata”. È la reazione sbagliata.
Nella maggior parte dei ginseng in commercio quel getto non appartiene alla chioma. Il tronco bulboso con le radici gonfie è una pianta, la testa di rami a foglie piccole e lucide è un’altra, innestata sopra. Quando il tronco emette un ramo suo, è il portainnesto che si risveglia, e in pochi mesi può prendersi tutta l’energia e lasciare la chioma a seccare.
Riconoscerlo è facile una volta che si sa cosa guardare, e il taglio richiede un minuto. Lasciarlo è l’inizio di una pianta diversa da quella comprata.
Due piante in un vaso solo
Il Ficus ginseng da supermercato o da IKEA è un prodotto di vivaio costruito in due tempi. Si coltivano piante di Ficus microcarpa per qualche anno facendo ingrossare le radici, poi si sollevano dal terreno e si taglia tutto quello che sta sopra: resta il tronco a forma di radice che dà il nome alla pianta. Su quel tronco si innesta una varietà a foglie piccole e fitte, scelta proprio perché resta compatta e fa l’effetto bonsai.
Il risultato è un vaso con due patrimoni genetici: sotto la varietà vigorosa che fa il tronco e le radici, sopra quella ordinata che fa la chioma. Finché la chioma è sana e in crescita, il portainnesto sta buono. Quando la chioma soffre, per una perdita di foglie, una potatura forte o un inverno difficile, il tronco prova a rifarsi una chioma propria, con la sua varietà.
È lo stesso meccanismo dei polloni che spuntano dal piede di un melo o di una rosa innestata, e la regola è la stessa: si tolgono, perché il portainnesto è sempre più forte della varietà che porta sopra.
Come riconoscere il getto del tronco
Il primo indizio è il punto di uscita. La chioma innestata parte da uno o più punti precisi in cima al tronco, dove si vede spesso un piccolo gradino o una cicatrice circolare, il segno dell’innesto. Un ramo che nasce sotto quella cicatrice, direttamente dalla superficie liscia del tronco o dalle radici gonfie, viene dal portainnesto.
Il secondo indizio sono le foglie diverse: più grandi, meno lucide, spesso di un verde più chiaro, con internodi lunghi tra una e l’altra. Accanto alle foglie piccole e serrate della chioma la differenza salta all’occhio dopo due settimane. Un getto così cresce anche più in fretta di tutto il resto, perché attinge direttamente dalle riserve del tronco.
Non va confuso con il fenomeno, normale, del ginseng che fa foglie sempre più grandi dopo l’acquisto: lì le foglie nuove crescono sui rami della chioma e si allargano perché in casa c’è meno luce che in serra. Qui invece il ramo stesso nasce dal posto sbagliato. Guardare da dove parte, prima che com’è fatto, risolve il dubbio.
Cosa succede se lo si lascia
Il getto del portainnesto non convive con la chioma: la sostituisce. Nel giro di una stagione diventa il ramo più grosso della pianta, la linfa va dove c’è più crescita e i rami innestati rallentano, perdono foglie e seccano una punta alla volta. Dopo un anno si ha un Ficus microcarpa a foglie grandi, vigoroso e disordinato, con in basso il bel tronco di prima. Non è una pianta malata, è solo un’altra pianta.
Chi preferisce quella pianta può anche tenersela: cresce bene, è più facile della chioma innestata e in qualche anno diventa un alberello. Ma chi ha comprato il ginseng per la chioma compatta deve intervenire presto, finché il getto è erbaceo e la chioma è ancora in forze.

Il taglio a filo del tronco
Il getto si toglie a filo del tronco, con una lama pulita, senza lasciare un moncone: da un moncone ripartono due o tre getti al posto di uno. Se è ancora verde e tenero si può anche staccare con le dita piegandolo verso il basso, come si fa con i polloni; se è già legnoso serve una forbice affilata e un taglio netto.
Dal taglio esce il lattice bianco tipico dei ficus, appiccicoso e irritante per la pelle: guanti, e un panno umido per tamponare. Il lattice si rapprende da solo in pochi minuti e sigilla la ferita, non serve mastice. Nei giorni dopo si controlla il punto, perché il tronco tende a riprovarci dallo stesso nodo: il secondo getto è più piccolo del primo e si toglie allo stesso modo.
Il momento non conta molto, al contrario della potatura della chioma: un pollone si toglie quando lo si vede, anche in pieno inverno, perché più aspetta più costa alla pianta. Vale la pena approfittarne per guardare anche il tronco e le radici gonfie, che spesso rivelano altri getti in partenza, piccoli come un chicco di riso.
Perché il tronco si sveglia proprio adesso
I getti del portainnesto compaiono soprattutto in due momenti: dopo una potatura decisa della chioma, e nei mesi in cui la chioma è in difficoltà. L’autunno e l’inizio dell’inverno sono il secondo caso. Con il riscaldamento acceso e la luce che cala, il ficus perde foglie, e il tronco, che ha riserve abbondanti, legge quella perdita come un’occasione.
La prevenzione, quindi, coincide con la cura della chioma. Una pianta messa nel punto giusto della casa quando le giornate si accorciano, con l’acqua ridotta e lontana dal calorifero, tiene le foglie e tiene a bada il tronco. Un Ficus ginseng che ogni inverno si spoglia è anche quello che ogni primavera produce polloni, e i due problemi si risolvono insieme: foglie sane sopra, tronco tranquillo sotto.
