Le orchidee blu attirano immediatamente l’attenzione grazie a un colore intenso e insolito, tanto da diventare una delle piante più richieste nei garden center e nei vivai. Il blu acceso delle infiorescenze sembra quasi irreale e porta molti appassionati a pensare di aver trovato una varietà rara e completamente naturale.
Dopo alcuni mesi, però, arriva spesso una sorpresa. Alla successiva fioritura i nuovi fiori non sono più blu, ma completamente bianchi. È proprio in questo momento che molti si chiedono se l’acquisto abbia riguardato una vera orchidea blu oppure una pianta modificata soltanto nell’aspetto.
Conoscere come vengono prodotte queste orchidee permette di fare una scelta più consapevole e di evitare delusioni. Esistono infatti alcune orchidee naturalmente tendenti al blu, ma quelle comunemente presenti nei punti vendita seguono un procedimento completamente diverso.
COSA SCOPRIRAI
Esistono orchidee blu naturali?
In natura il blu puro è uno dei colori più rari nel mondo delle orchidee.
Esistono specie che producono fiori con sfumature azzurre, lilla o violacee, ma una Phalaenopsis dal colore blu intenso come quelle vendute nei supermercati non esiste naturalmente.
Alcune specie botaniche appartenenti ad altri generi possono presentare tonalità bluastre o violacee, ma hanno caratteristiche molto differenti rispetto alle classiche Phalaenopsis coltivate in appartamento.
Per questo motivo, quando si osserva una Phalaenopsis con petali di un blu molto acceso e uniforme, è molto probabile che il colore non sia quello originario della pianta.
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Non si tratta quindi di una nuova varietà ottenuta attraverso incroci tradizionali, ma di un esemplare sottoposto a una particolare colorazione.
Come vengono colorate
Le orchidee blu commercializzate più frequentemente sono in realtà Phalaenopsis bianche che vengono colorate durante la fase di coltivazione.
Il procedimento consiste generalmente nell’introdurre un colorante specifico nello stelo floreale oppure nel sistema di irrigazione della pianta durante la produzione.
Il pigmento viene trasportato insieme all’acqua fino ai petali, modificandone temporaneamente il colore. Le foglie, le radici e il resto della pianta rimangono invece completamente naturali.
Terminata la fioritura, il colorante viene progressivamente eliminato e non resta nei nuovi tessuti che si svilupperanno negli anni successivi.
Per questo motivo il blu non rappresenta una caratteristica genetica della pianta, ma soltanto un effetto temporaneo.
Come riconoscerle
Esistono diversi dettagli che permettono di capire se un’orchidea è stata colorata.
Uno dei segnali più evidenti è la presenza di un piccolo foro sullo stelo floreale, spesso protetto da una goccia di cera oppure già completamente cicatrizzato. In molti casi è proprio il punto utilizzato durante la colorazione.
Anche il colore può offrire indicazioni importanti. Le tonalità risultano spesso molto uniformi e particolarmente intense, difficili da trovare spontaneamente in natura.
Osservando attentamente la base dei petali oppure il centro del fiore possono comparire leggere sfumature differenti che testimoniano il passaggio del colorante.
Le radici mantengono invece il loro normale colore verde o argentato e non assumono mai la stessa tonalità dei fiori.
Prima dell’acquisto è utile leggere anche l’etichetta. Alcuni produttori indicano chiaramente che la colorazione è stata ottenuta artificialmente.
Cosa succede alla rifioritura
Terminata la fioritura, la pianta continua il proprio ciclo vegetativo come qualsiasi altra Phalaenopsis. Se riceve luce, irrigazione e nutrizione corrette, produrrà un nuovo stelo floreale nei mesi successivi.
La differenza riguarda esclusivamente il colore. I nuovi fiori saranno infatti bianchi, perché la pianta non possiede geneticamente la capacità di produrre pigmenti blu.
Questo fenomeno sorprende molti coltivatori alle prime esperienze, ma rappresenta il normale comportamento delle orchidee colorate artificialmente.
La qualità della fioritura non viene compromessa. Numero dei boccioli, durata dei fiori e sviluppo della pianta dipendono dalle condizioni di coltivazione e non dalla precedente colorazione.
Una Phalaenopsis colorata può quindi continuare a vivere per molti anni esattamente come qualsiasi altra orchidea.
Quale orchidea scegliere
La scelta dipende soprattutto dalle aspettative. Chi desidera mantenere nel tempo un’intensa colorazione blu deve sapere che una comune Phalaenopsis acquistata già colorata non continuerà a produrre fiori dello stesso colore.
Chi invece apprezza la forma della pianta può tranquillamente coltivarla, sapendo che la rifioritura mostrerà la sua colorazione naturale.
Per chi cerca tonalità particolari esistono numerose varietà naturali con fiori bianchi, rosa, gialli, viola, screziati o punteggiati, ottenute attraverso anni di selezione e ibridazione.
Queste mantengono il proprio colore anche nelle fioriture successive, senza bisogno di alcun trattamento.
Prima dell’acquisto conviene osservare soprattutto lo stato generale della pianta. Foglie carnose, radici sane e numerosi boccioli rappresentano caratteristiche molto più importanti del colore momentaneo dei petali.
Le orchidee blu rimangono senza dubbio affascinanti e decorative, ma è importante sapere che, nella maggior parte dei casi, il loro colore deriva da una lavorazione eseguita durante la coltivazione.
Conoscere questo particolare permette di apprezzare la pianta per ciò che è realmente, evitando aspettative irrealistiche al momento della successiva fioritura.
