Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno la Dipladenia può presentarsi ancora piena di boccioli, anche se le giornate hanno già iniziato ad accorciarsi. È normale quindi chiedersi se la diminuzione delle ore di luce interromperà rapidamente la fioritura oppure se la pianta potrà continuare a produrre nuove corolle.
La risposta dipende meno dalla durata del giorno presa singolarmente e molto di più dalla quantità complessiva di luce ricevuta, dalle temperature e dallo stato dei nuovi germogli. Una Dipladenia coltivata in una posizione molto luminosa può continuare a fiorire ancora per diverse settimane.
Il cambiamento diventa evidente quando alle giornate più corte si aggiungono temperature più basse e un’esposizione meno favorevole. È allora che la formazione dei nuovi boccioli rallenta progressivamente.
Giornate più corte
La Dipladenia non interrompe la fioritura appena perde mezz’ora o un’ora di luce rispetto a luglio.
I boccioli che si stanno formando derivano da germogli sviluppati nelle settimane precedenti e possono continuare ad aprirsi mentre la durata del giorno diminuisce. Per questo a settembre è possibile trovare piante ancora molto fiorite, soprattutto sui balconi esposti a sud, sud-est oppure sud-ovest.
La quantità di energia disponibile, però, comincia gradualmente a ridursi.
Con meno ore luminose la fotosintesi giornaliera può diminuire e la pianta tende lentamente a destinare meno risorse alla produzione di nuovi fiori. Non si verifica quindi uno stop improvviso, ma un rallentamento progressivo.
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Conta la luminosità
Cinque ore di luce intensa non equivalgono a cinque ore trascorse in un angolo poco illuminato.
Per continuare a produrre boccioli la Dipladenia necessita di una posizione molto luminosa, preferibilmente con diverse ore di sole diretto. In autunno questo aspetto diventa ancora più evidente perché il tempo disponibile durante la giornata è già inferiore.
Un vaso che in luglio riceveva luce per quasi tutto il giorno può ritrovarsi a settembre dietro l’ombra proiettata da un balcone superiore, da una tenda o da un edificio vicino.
Prima di considerare terminata la stagione della fioritura conviene quindi verificare quante ore di sole raggiungano realmente la chioma.
Dove possibile, una posizione con circa 5-6 ore di sole può aiutare a mantenere più a lungo la produzione dei fiori.
Il sole di settembre
Il cambiamento stagionale può persino offrire un vantaggio. Una Dipladenia che durante luglio doveva essere protetta dalle ore più torride può tollerare meglio il sole diretto di settembre, quando l’intensità inizia gradualmente a diminuire.
Il vaso può quindi essere spostato leggermente verso una zona più luminosa, purché il passaggio non sia brusco dopo mesi trascorsi all’ombra.
Il sole del mattino è particolarmente adatto, mentre nelle zone ancora molto calde quello del primo pomeriggio può continuare a surriscaldare rapidamente i contenitori piccoli.
Il punto da proteggere non è soltanto il fogliame: un vaso esposto per ore su una superficie rovente può asciugarsi velocemente e interrompere la formazione dei boccioli.
Temperature ancora miti
La luce non agisce da sola. La Dipladenia è una pianta legata a condizioni calde e luminose, quindi la permanenza di temperature miti durante settembre favorisce la prosecuzione della sua attività vegetativa.
Se le notti rimangono relativamente calde e le giornate sono soleggiate, nuovi germogli e fiori possono continuare a comparire.
Quando invece le temperature notturne iniziano a scendere sensibilmente, la crescita rallenta. Con il freddo più marcato, la produzione delle nuove infiorescenze diventa sempre più limitata anche se il balcone continua a ricevere una discreta quantità di sole.
Per questo due Dipladenie coltivate in città differenti possono smettere di fiorire in momenti molto diversi.
I boccioli già presenti
La presenza di boccioli ancora chiusi offre una buona indicazione su ciò che può accadere nelle settimane successive.
Se i boccioli sono consistenti e continuano ad aumentare di dimensione, la pianta dispone ancora delle condizioni necessarie per portarli all’apertura. Non serve aumentare improvvisamente le dosi di concime nel tentativo di accelerare il processo.
Una nutrizione eccessiva quando la crescita sta naturalmente rallentando può lasciare nel substrato una concentrazione di sali superiore a quella utilizzata dalle radici.
Meglio mantenere la normale gestione finché la Dipladenia continua a produrre vegetazione e ridurre gradualmente gli interventi quando l’attività rallenta.
L’acqua cambia
Meno ore di luce significano generalmente anche un’asciugatura più lenta del terriccio. Continuare ad annaffiare con la stessa frequenza utilizzata nelle settimane più calde può lasciare il substrato umido troppo a lungo.
La frequenza deve quindi seguire le condizioni reali del vaso. Una Dipladenia ancora esposta al sole e con molte foglie può consumare parecchia acqua, mentre un esemplare collocato in una zona più ombreggiata ne utilizzerà meno.
Un terreno che rimane costantemente saturo può indebolire le radici proprio nel periodo in cui la pianta inizia a ridurre naturalmente il proprio consumo.
Fino a quando fiorisce
Non esiste una data identica per ogni Dipladenia. Su un balcone caldo e molto luminoso la fioritura può proseguire per buona parte di settembre e, in condizioni favorevoli, entrare anche in autunno. Nelle zone dove le temperature scendono prima, il rallentamento sarà più rapido.
I segnali più indicativi sono la diminuzione dei nuovi germogli, la produzione di foglie più lenta e l’assenza di nuovi boccioli alle estremità dei rami.
Le giornate più corte, quindi, non decretano da sole la fine dei fiori. Finché rimangono buona luminosità, temperature miti e germogli attivi, la Dipladenia può continuare tranquillamente a colorare il balcone nonostante le ore di luce disponibili siano ormai inferiori rispetto alla piena estate.
