Il plumbago può sviluppare una massa di rami verdi, allungarsi rapidamente e occupare molto spazio senza mostrare la consueta nuvola di infiorescenze azzurre. Una chioma vigorosa, quindi, non coincide sempre con una buona capacità di fiorire.
Quando la pianta continua a vegetare ma non forma boccioli, è necessario valutare il modo in cui riceve luce, nutrimento e acqua. Anche il momento della potatura e le dimensioni del contenitore possono modificare il comportamento del plumbago per molte settimane.
Prima di aggiungere fertilizzante o tagliare i rami, conviene osservare dove nasce la nuova crescita. Il plumbago produce i fiori sui germogli sviluppati durante la stagione: se questi vengono stimolati male oppure rimossi nel periodo sbagliato, la fioritura può essere ritardata.
Manca il sole
Il plumbago ha bisogno di un’esposizione molto luminosa e, per fiorire con continuità, deve ricevere diverse ore di sole diretto. In una zona troppo ombreggiata può comunque crescere, ma tende a produrre internodi lunghi, rami poco consistenti e una vegetazione più rada.
La posizione va valutata nell’intero arco della giornata. Un balcone può sembrare luminoso, ma essere raggiunto dal sole soltanto per un’ora, oppure rimanere schermato da tende, ringhiere piene, pareti e altre piante. In queste condizioni il plumbago utilizza le proprie risorse per cercare luce e rimanda la formazione dei boccioli.
Quando si decide di spostarlo, l’esposizione va aumentata gradualmente. Una pianta abituata all’ombra non deve essere collocata improvvisamente sotto il sole forte di mezzogiorno, perché le foglie possono scolorire o bruciarsi. È preferibile iniziare con il sole del mattino e prolungare l’esposizione nel corso di alcuni giorni.
Nei mesi più caldi, la chioma può tollerare molta luce, mentre il vaso va protetto dal surriscaldamento. Un contenitore rovente limita l’attività delle radici e può annullare i vantaggi di una buona esposizione.
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Troppo azoto
Una crescita esageratamente verde, con foglie grandi e rami che si allungano velocemente, può indicare un eccesso di azoto. Questo elemento è utile alla formazione della vegetazione, ma in quantità elevate sposta l’equilibrio della pianta verso foglie e fusti.
Il problema compare spesso dopo concimazioni frequenti con prodotti universali, fertilizzanti per piante verdi o dosi più alte di quelle riportate in etichetta. Anche un terriccio molto ricco di sostanza organica può sostenere a lungo la crescita senza favorire la fase riproduttiva.
In questo caso non serve aggiungere subito fosforo o potassio nel tentativo di forzare i fiori. È più corretto sospendere temporaneamente le somministrazioni e attendere che i nuovi germogli diventino meno vigorosi.
Quando si riprende, va scelto un concime destinato alle piante fiorite, usato con regolarità ma senza eccessi. Il nutrimento deve accompagnare una pianta ben esposta e con radici sane; non può compensare una collocazione buia o un vaso costantemente zuppo.
Potatura tardiva
Il plumbago sopporta bene i tagli e spesso ne trae beneficio, perché la potatura stimola l’emissione di getti laterali. Tuttavia, il momento dell’intervento è determinante. Se i rami vengono accorciati quando stanno preparando i boccioli, la fioritura viene inevitabilmente rinviata.
La potatura principale può essere eseguita alla fine dell’inverno o all’inizio della ripresa vegetativa, eliminando il secco e riducendo i rami disordinati. Durante la stagione è possibile accorciare soltanto le estremità eccessivamente lunghe, senza rimuovere gran parte della nuova vegetazione.
Dopo un taglio deciso, il plumbago deve ricostruire la chioma prima di tornare a fiorire. Non bisogna quindi preoccuparsi se per alcune settimane compaiono solo foglie. La pianta sta formando i germogli sui quali nasceranno le infiorescenze successive.
Una potatura continua, eseguita ogni volta che un ramo supera la forma desiderata, può impedire al plumbago di raggiungere la maturità necessaria per produrre boccioli.
Vaso insufficiente
Un contenitore troppo piccolo limita la quantità di terriccio disponibile e rende instabile la gestione dell’acqua. La zolla si asciuga velocemente, le radici si surriscaldano e la pianta alterna fasi di crescita a rallentamenti.
I segnali più evidenti sono radici che fuoriescono dai fori, acqua che attraversa immediatamente il vaso e terriccio ridotto a una massa compatta. In queste condizioni il plumbago può continuare ad allungare alcuni rami, ma non dispone di risorse costanti per sostenere una fioritura prolungata.
Il rinvaso va effettuato scegliendo un contenitore poco più grande, dotato di fori ampi. Non serve passare a un vaso enorme, perché una quantità eccessiva di substrato rimarrebbe bagnata troppo a lungo.
È importante utilizzare un terriccio fertile ma drenante. La zolla deve essere trasferita senza sbriciolarla eccessivamente, soprattutto se la pianta è già in piena attività.
Acqua irregolare
Il plumbago tollera brevi asciugature, ma durante la crescita e la preparazione dei boccioli necessita di una disponibilità idrica abbastanza costante. Periodi di forte siccità alternati a bagnature abbondanti possono interrompere la formazione dei fiori.
L’irrigazione va eseguita quando lo strato superficiale inizia ad asciugarsi, distribuendo acqua lentamente fino a inumidire tutta la zolla. Il sottovaso deve essere svuotato, perché il ristagno danneggia le radici e riduce l’assorbimento.
Nei giorni ventosi il terriccio può asciugarsi più rapidamente rispetto a quanto si percepisce osservando soltanto la superficie. Conviene quindi controllare anche qualche centimetro più in profondità.
Quando luce, potatura, spazio radicale e irrigazione tornano in equilibrio, il plumbago riprende a produrre nuovi germogli fertili. La comparsa dei fiori non è sempre immediata, ma la crescita diventa più compatta e alle estremità iniziano a formarsi i caratteristici grappoli azzurri.
