Per innaffiare le rose non va fatto l’errore di bagnare le foglie

L’annaffiatura delle rose soprattutto in inverno deve seguire una regola tecnica precisa: l’acqua va distribuita esclusivamente al suolo, evitando in modo sistematico il contatto con foglie, germogli e fiori.

Questa pratica non è una semplice raccomandazione empirica, ma un principio agronomico basato sulla fisiologia della pianta e sulla prevenzione fitosanitaria.

L’apparato fogliare delle rose non trae alcun beneficio dall’acqua diretta; al contrario, l’umidità persistente sulla superficie delle foglie altera il microclima e favorisce l’insorgenza di patogeni.

Evitare malattie fungine

La presenza di acqua sulle foglie crea le condizioni ideali per lo sviluppo delle principali malattie crittogamiche della rosa. La macchia nera, l’oidio (mal bianco) e altre patologie fungine si diffondono più rapidamente quando l’umidità resta a lungo sulle superfici vegetali, soprattutto in presenza di temperature miti e scarsa ventilazione.

L’irrigazione dall’alto prolunga i tempi di asciugatura delle foglie e aumenta in modo significativo il rischio di infezioni, rendendo più complessa la gestione sanitaria della pianta.

Modalità corretta di irrigazione

L’acqua deve essere somministrata direttamente sul terreno, concentrandosi sulla zona alla base del fusto, dove si sviluppa l’apparato radicale attivo. L’uso dell’annaffiatoio o del tubo va orientato con precisione, evitando schizzi e dispersioni. Questa modalità consente un assorbimento efficiente dell’acqua, riduce gli sprechi e mantiene asciutta la parte aerea della pianta. Il suolo deve essere bagnato in profondità, affinché l’umidità raggiunga gli strati inferiori, stimolando lo sviluppo di radici robuste e ben ancorate.

Frequenza e quantità

Dal punto di vista tecnico, è preferibile annaffiare abbondantemente ma con minore frequenza, piuttosto che effettuare bagnature superficiali e frequenti. Le irrigazioni leggere favoriscono un apparato radicale superficiale, più vulnerabile alla siccità e agli stress termici.

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Al contrario, un apporto idrico consistente e ben distanziato induce le radici a crescere in profondità, migliorando la resistenza della pianta, la stabilità e la capacità di assorbire nutrienti. La frequenza va sempre adattata al tipo di suolo, alla stagione e alle condizioni climatiche, ma il principio resta invariato: sotto, non sopra.


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Gianluca Grimaldi
Gianluca Grimaldi
Da sempre sono appassionato di fiori e piante, di giardinaggio e di tutto quello che è "verde". Credo che la parola "ecologia" sia sinonimo della parola "futuro".