Come fare l’innaffiatura dal basso per la Strelitzia nicolai più rigogliosa

La Strelitzia nicolai sviluppa grandi foglie verdi quando dispone di molta luce, radici ben ossigenate e irrigazioni capaci di bagnare tutto il pane di terra. Nei vasi lasciati asciugare troppo, il substrato può restringersi e staccarsi dalle pareti. L’acqua versata dall’alto scorre allora lungo i bordi ed esce subito dai fori, lasciando ancora secca la zona centrale.

L’innaffiatura dal basso può essere utile proprio in questa situazione. Il vaso viene appoggiato in un contenitore con acqua e il terriccio assorbe lentamente l’umidità attraverso i fori. Non si tratta però di una tecnica da usare in modo automatico né di un sistema che, da solo, faccia comparire nuove foglie.

Per ottenere una Strelitzia vigorosa bisogna associare questo metodo a esposizione luminosa, temperature adatte e nutrizione moderata.

Quando può servire

L’irrigazione dal basso è indicata quando il terriccio è diventato molto asciutto e respinge l’acqua, oppure quando la parte superficiale si bagna mentre quella profonda rimane secca. Sollevando il vaso, il contenitore appare leggerissimo anche dopo una rapida annaffiatura dall’alto.

Può essere utile anche per un esemplare con una chioma molto ampia, nel quale risulta difficile raggiungere uniformemente la superficie senza bagnare piccioli e pavimento. L’assorbimento dal fondo permette all’umidità di risalire gradualmente.

Non va usata se il substrato è già bagnato, se si avverte un odore sgradevole o se le foglie ingialliscono dalla base. Questi segnali possono indicare troppa acqua o radici danneggiate.

Prima di iniziare conviene controllare che il vaso possa essere sollevato in sicurezza e che la bacinella poggi su una superficie stabile.

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Preparare il sottovaso

Serve una bacinella abbastanza larga da contenere la base del vaso. Si versa acqua a temperatura ambiente fino a raggiungere alcuni centimetri di altezza. Il livello non deve coprire gran parte del contenitore né arrivare al colletto della pianta.

Il vaso di coltivazione deve avere fori liberi. Se è inserito in un coprivaso privo di aperture, va estratto prima dell’operazione. Argilla compattata, radici fitte o retine possono rallentare l’ingresso dell’acqua e devono essere controllate.

È preferibile usare acqua non gelida. Un passaggio improvviso da un ambiente caldo a una bacinella molto fredda non favorisce l’apparato radicale.

Quanto lasciarla immersa

Il tempo dipende dalla dimensione del vaso e dalla secchezza del terriccio. In genere si può iniziare con quindici o venti minuti, controllando poi la superficie. Quando i primi centimetri risultano leggermente umidi, il pane radicale ha assorbito una quantità sufficiente.

Un contenitore grande può richiedere più tempo, ma non deve restare immerso per ore senza controllo. L’obiettivo è reidratare il substrato, non saturarlo completamente per una lunga durata.

Se la superficie rimane asciutta ma il vaso diventa molto pesante, si interrompe comunque. L’acqua potrebbe essere risalita nella parte inferiore senza aver ancora raggiunto lo strato più alto. L’umidità continuerà a distribuirsi dopo la rimozione.

Eliminare l’acqua

Terminato l’assorbimento, il vaso va sollevato e lasciato scolare. L’acqua rimasta nella bacinella non deve diventare una riserva permanente. Le radici della Strelitzia richiedono ossigeno e possono deteriorarsi se la base resta immersa.

Dopo alcuni minuti il contenitore può tornare nel coprivaso, controllando che il fondo sia asciutto. Se il vaso è molto pesante, conviene usare un supporto con ruote o piedini, così da eseguire l’operazione senza inclinare eccessivamente la pianta.

L’acqua utilizzata non va riusata per altri esemplari se contiene residui di terriccio o se la Strelitzia presenta problemi radicali.

Alternare le annaffiature

Bagnare sempre dal basso può favorire l’accumulo di sali nella zona superiore del substrato. Periodicamente è quindi utile irrigare dall’alto, versando acqua lentamente finché una parte esce dai fori. Questo lavaggio porta verso il basso i residui lasciati da concimi e acqua calcarea.

L’alternanza consente anche di capire come reagisce il terriccio. Se l’acqua continua a scorrere senza penetrare, il materiale può essere diventato troppo compatto o ricco di torba secca. In quel caso un rinvaso con una miscela più ariosa risolve il problema alla radice.

La frequenza non si stabilisce in giorni fissi. Si controllano peso del vaso, umidità interna e stagione.

Favorire nuove foglie

La produzione di foglie dipende soprattutto dalla luce. La Strelitzia nicolai dovrebbe stare vicino a una finestra ampia o all’aperto nella bella stagione, dopo un adattamento graduale. In un angolo poco luminoso l’intervallo tra una foglia e l’altra si allunga.

Durante la crescita si può distribuire un fertilizzante equilibrato per piante verdi, in dose contenuta e su terreno umido. Un vaso troppo piccolo può rallentare la pianta, ma un contenitore enorme trattiene acqua in eccesso.

Le vecchie lamine danneggiate non tornano integre. Si eliminano soltanto quando sono quasi completamente secche, perché finché restano verdi continuano a sostenere la pianta.

Gli errori da evitare

Non bisogna lasciare la Strelitzia in acqua per tutta la notte, né ricorrere alla bacinella ogni volta che una foglia si abbassa. Piccioli inclinati possono dipendere dal peso, dalla ricerca di luce o dalla naturale disposizione della chioma.

Anche l’idea di mantenere il terreno sempre umido è rischiosa. Tra due irrigazioni lo strato superiore deve iniziare ad asciugarsi, mentre la parte profonda conserva ancora una lieve freschezza.

Usata quando il pane di terra è davvero disidratato, l’innaffiatura dal basso permette una reidratazione uniforme. La comparsa di nuove foglie arriverà però dall’insieme di luce, radici sane, spazio adeguato e cure regolari.


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