Se sbagli il nome di queste piante finirai per fare errori e farle seccare

Nel linguaggio quotidiano le parole che usiamo servono a capirsi in fretta, a vendere, a semplificare. Ma quando si parla di piante, semplificare troppo significa spesso perdere informazioni fondamentali.

Le piante più comuni, quelle che troviamo ovunque sui balconi, nei giardini e nei supermercati, sono anche le più colpite da errori linguistici che ne alterano completamente la percezione.

Un nome impreciso o generico non è solo una questione culturale o botanica: cambia il modo in cui una pianta viene annaffiata, esposta alla luce, potata e persino giudicata “facile” o “difficile”. Vediamo insieme come questo influisce sulla coltivazione.

Geranio e Pelargonium non sono la stessa cosa

Il caso del geranio è probabilmente il più emblematico. Il termine viene usato quasi esclusivamente per indicare le piante fiorite da balcone, resistenti al caldo e onnipresenti nelle città. Botanicamente, però, quelle piante appartengono al genere Pelargonium.

I veri Geranium sono piante erbacee perenni, spesso utilizzate nei giardini, con un portamento completamente diverso e una maggiore tolleranza al freddo. Questa confusione porta a un errore di fondo: l’idea che esista un’unica “pianta geranio” con esigenze standard.

Il Pelargonium, di origine sudafricana, è adattato a climi asciutti, ama il sole diretto e soffre l’umidità stagnante. I Geranium veri, invece, crescono bene in terreni freschi e possono tollerare ombra e piogge frequenti. Trattarli allo stesso modo significa, nella pratica, condannarne uno dei due.

Bonsai che non lo sono affatto

La parola bonsai è entrata nel linguaggio comune come sinonimo di pianta piccola e delicata. In realtà descrive esclusivamente una tecnica di coltivazione basata su potature e contenimento radicale.

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Dietro un bonsai possono esserci specie tropicali come il Ficus microcarpa, specie temperate come l’Olmo cinese o conifere come il Ginepro.

Quando bonsai diventa il nome della pianta, l’informazione più importante, cioè la specie, scompare. Questo porta a errori clamorosi come tenere in casa piante che necessitano del ciclo stagionale esterno o esporre al freddo piante tropicali che non lo tollerano. Il linguaggio crea una categoria artificiale che annulla le differenze biologiche reali.

Piante grasse

L’espressione “piante grasse” è una delle più diffuse e allo stesso tempo più fuorvianti. Sotto questo nome vengono raccolte piante provenienti da ambienti completamente diversi, accomunate solo dalla capacità di immagazzinare acqua.

Un cactus del deserto americano, una Haworthia sudafricana e un’aloe tropicale hanno strategie evolutive diverse e richiedono condizioni di coltivazione differenti. Alcune tollerano il sole diretto per molte ore, altre si sviluppano meglio con luce filtrata.

Alcune entrano in riposo vegetativo in inverno, altre no. Chiamarle tutte piante grasse induce a usare lo stesso terriccio, la stessa esposizione e la stessa frequenza di irrigazione, aumentando il rischio di marciumi radicali e stress fisiologico.

L’ aloe ha tante varietà

Il nome aloe viene spesso associato a una singola pianta, compatta e gestibile, ideale per balconi e davanzali. In realtà il genere Aloe comprende specie molto diverse. L’aloe vera resta relativamente contenuta, mentre l’aloe arborescens sviluppa fusti ramificati e può raggiungere dimensioni notevoli.

L’aloe ferox diventa una vera e propria pianta arborea. Usare semplicemente il nome aloe porta a sottovalutare lo spazio necessario, la resistenza al freddo e le esigenze di luce.

Inoltre, il nome viene spesso caricato di aspettative curative che non tengono conto delle differenze chimiche tra una specie e l’altra, con conseguenze anche sull’uso improprio delle foglie.

Il ficus non è per forza capriccioso

Nel linguaggio comune il ficus viene descritto come una pianta capricciosa, sensibile agli spostamenti e incline a perdere foglie.

Questa reputazione nasce dalla diffusione di una sola specie, il ficus benjamin, che effettivamente reagisce allo stress ambientale con la caduta fogliare.

Tuttavia, il genere Ficus comprende piante molto diverse tra loro. Il ficus elastica è robusto e tollerante, il ficus lyrata ha esigenze di luce specifiche ma una crescita stabile, il ficus microcarpa è estremamente adattabile.

Chiamarli tutti ficus e attribuire loro lo stesso comportamento ci fa commettere errori di gestione e provare una paura ingiustificata di intervenire con potature o cambi di posizione.

Pothos e filodendro: confusione da interni

Un altro errore linguistico frequente riguarda le piante da interno rampicanti. Pothos e filodendro vengono spesso confusi o usati come sinonimi, nonostante appartengano a generi diversi.

Il Pothos, Epipremnum aureum, è estremamente tollerante e adattabile, mentre molti filodendri hanno esigenze più specifiche in termini di umidità e luce.

Chiamarli allo stesso modo porta a sottovalutare i segnali di stress di alcune specie e a sopravvalutare la resistenza di altre. Anche in questo caso, il nome comune crea un’aspettativa che non sempre corrisponde alla realtà della pianta.


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Giuseppe Iozzi
Giuseppe Iozzi
Nato a Napoli. Psicologo, col pollice verde. Ascolto i pazienti per professione, parlo alle piante per passione.