La cenere della carbonella del barbecue può avere alcuni riutilizzi in giardino, ma soltanto a condizioni precise. Il punto fondamentale è capire da quale combustibile proviene: la cenere ottenuta da carbone di legna puro e non trattato è molto diversa da quella lasciata da bricchette, carbonella autoaccendente o prodotti contenenti additivi.
Quando la provenienza è sicura, piccole quantità di cenere possono servire soprattutto per correggere un terreno troppo acido e apportare alcuni elementi minerali, tra cui calcio e potassio. Può trovare spazio anche nell’orto, nelle aiuole e, con ancora maggiore moderazione, nel compost. Non deve però essere considerata un concime completo da distribuire abitualmente.
Il problema principale è che la cenere tende ad alzare il pH del terreno. Un uso eccessivo può quindi creare condizioni sfavorevoli per numerose piante. Prima di svuotare il barbecue nell’orto o sotto un albero, è importante sapere quale cenere si ha a disposizione, dove può essere utile e quanta utilizzarne.
Non tutta la cenere che rimane sul fondo del barbecue è adatta al giardino. La prima verifica riguarda sempre il tipo di carbonella utilizzato.
Se si tratta esclusivamente di carbone ottenuto da legno naturale non trattato, senza additivi, leganti o sostanze destinate a facilitare l’accensione, la cenere può essere valutata per alcuni impieghi sul terreno. Deve inoltre essere esclusa la contaminazione con plastica, legno verniciato o impregnato, imballaggi e altri materiali estranei.
La combustione elimina gran parte della componente organica del materiale di partenza, mentre nella cenere rimangono diversi minerali. La composizione esatta può variare notevolmente, ma possono essere presenti calcio, potassio e magnesio.
La cenere non è però equivalente a un normale fertilizzante. In particolare, non rappresenta una fonte significativa di azoto, perché questo elemento viene in gran parte perso durante la combustione.
Come riutilizzare la cenere in giardino
Il primo e più sensato utilizzo della cenere di carbonella pura consiste nel ridurre l’acidità di un terreno. È un impiego che ha senso soprattutto quando si conosce il pH del suolo e si è verificato che sia effettivamente troppo basso rispetto alle esigenze delle piante coltivate.
La cenere può quindi essere distribuita in piccole quantità sulla superficie del terreno e leggermente incorporata. La sua funzione, in questo caso, è paragonabile a quella di un materiale correttivo alcalino: non serve semplicemente a “nutrire” le piante, ma contribuisce a modificare la reazione del terreno.
Un secondo possibile riutilizzo riguarda l’apporto di alcuni elementi minerali. Il potassio è uno di quelli per cui la cenere viene tradizionalmente utilizzata in giardino, insieme al calcio e a quantità variabili di altri minerali. Questo apporto può integrare la gestione della fertilità, ma non deve sostituire compost, sostanza organica o una concimazione equilibrata.
La cenere può trovare spazio anche nell’orto, purché il terreno non sia già alcalino e le colture presenti siano compatibili con il suo effetto sul pH. In questo caso è preferibile distribuirla sul terreno anziché concentrarla direttamente intorno alle singole piante. Deve essere considerata un’aggiunta occasionale e non qualcosa da utilizzare dopo ogni barbecue.
Lo stesso principio vale nelle aiuole. Se il terreno tende all’acido e ospita specie che non richiedono condizioni acide, una piccola quantità può essere incorporata superficialmente. Non bisogna invece spargerla indiscriminatamente tra tutte le ornamentali, perché nello stesso giardino possono convivere piante con esigenze di pH molto diverse.
Un altro possibile riutilizzo riguarda il compost, ma è quello che richiede forse maggiore moderazione. Una piccolissima quantità di cenere di provenienza certa può essere distribuita occasionalmente tra una grande massa di materiale organico, evitando di creare strati compatti di cenere. Aggiungerne molta può aumentare eccessivamente il pH e la concentrazione di sali del materiale in compostaggio.
Nei vasi, invece, è generalmente preferibile evitare un uso disinvolto. Il ridotto volume di terriccio rende molto più facile modificare rapidamente pH e salinità. Un pugno di cenere che appare insignificante in un’aiuola può rappresentare una quantità considerevole all’interno di un vaso.
Non va inoltre confusa la cenere con i pezzi di carbonella rimasti parzialmente incombusti. Cenere, carbone vegetale e biochar non sono la stessa cosa e non possono essere utilizzati come sinonimi. Il biochar destinato all’agricoltura viene prodotto e gestito secondo caratteristiche specifiche; recuperare semplicemente i pezzi neri rimasti nel barbecue non permette di ottenere automaticamente lo stesso materiale.
In pratica, i riutilizzi sensati della cenere sono quindi pochi e ben definiti: correggere con cautela terreni acidi, fornire un modesto apporto minerale e, in quantità minime, aggiungerla al compost. In tutti questi casi deve provenire da un combustibile adatto e il suo utilizzo deve rispondere a una reale necessità del terreno.
Carbonella, bricchette e accendifuoco
Prima di recuperare la cenere bisogna distinguere la carbonella di legna pura dalle bricchette e dagli altri combustibili per barbecue.
Le bricchette sono prodotti pressati la cui composizione varia a seconda del produttore. Oltre al materiale carbonioso possono contenere leganti, cariche minerali e altri ingredienti necessari a ottenere determinate caratteristiche di forma, accensione e combustione.
Questo non significa che qualsiasi bricchetta produca necessariamente una cenere pericolosa, ma significa che non è possibile trattare tutte le bricchette come semplice legno bruciato. Se si desidera recuperare la cenere per il terreno, occorre conoscere con precisione la composizione del prodotto.
Ancora maggiore deve essere la cautela con la carbonella autoaccendente o con prodotti trattati per facilitare l’accensione. In assenza di informazioni precise sulla loro composizione, la cenere non dovrebbe essere distribuita nell’orto, nel compost o intorno alle piante.
Lo stesso criterio vale per gli accendifuoco. Se sulla carbonella sono stati versati liquidi combustibili o sono stati utilizzati prodotti di composizione non nota, è prudente rinunciare al riutilizzo della cenere. L’obiettivo non deve essere recuperare a tutti i costi un residuo del barbecue, soprattutto quando questo viene poi incorporato in un terreno destinato alla coltivazione di alimenti.
Bisogna inoltre considerare ciò che può essere finito accidentalmente tra le braci. Plastica, legno verniciato, legno impregnato, carta molto stampata, imballaggi e materiali trattati non devono essere bruciati se si pensa di recuperare successivamente la cenere.
La regola pratica è semplice: se non si conosce con certezza ciò che è stato bruciato, la cenere non va usata sulle piante.
Come distribuirla
Anche una cenere adatta può creare problemi se utilizzata in quantità eccessive. Essendo un materiale alcalino e ricco di sali minerali, non deve essere trattata come un prodotto innocuo che può essere sparso liberamente.
Prima di tutto deve essere completamente fredda. Nel barbecue possono rimanere braci attive per molte ore anche quando esternamente sembrano spente. La cenere deve quindi essere raccolta soltanto quando non esiste più alcun rischio di combustione.
Sul terreno è preferibile distribuirne uno strato molto sottile e uniforme, evitando accumuli. Può poi essere incorporata superficialmente nel suolo. Non è opportuno creare mucchietti alla base delle piante né versarla concentrata nelle buche destinate al trapianto.
Va evitato anche il contatto diretto con radici, germogli e giovani piantine. Una concentrazione elevata di sali e l’alcalinità della cenere possono risultare dannose per i tessuti vegetali più delicati.
Stabilire una quantità universale valida per qualsiasi giardino sarebbe poco corretto. L’effetto dipende dal pH di partenza, dal tipo di terreno, dalla sua capacità di tamponare le variazioni di pH e dalle colture presenti. Un terreno sabbioso e uno argilloso, per esempio, possono reagire in modo diverso allo stesso apporto.
Quando non si dispone di un’analisi del terreno, la scelta più prudente consiste quindi nell’utilizzare quantità molto contenute e solo occasionalmente. Non dovrebbe diventare un’abitudine svuotare il barbecue sempre nello stesso punto del giardino.
Con il passare del tempo, infatti, distribuzioni frequenti possono provocare un aumento eccessivo del pH e un accumulo di sali. In queste condizioni alcuni elementi nutritivi possono diventare meno disponibili per le radici anche se sono presenti nel terreno.
Bisogna fare attenzione anche all’associazione con i fertilizzanti. La cenere non dovrebbe essere mescolata direttamente con concimi contenenti azoto in forma ammoniacale, perché l’ambiente fortemente alcalino può favorire perdite di azoto sotto forma di ammoniaca.
Il principio da ricordare è che con la cenere aumentare la quantità non significa aumentare il beneficio. È esattamente il contrario: superata la quantità che il terreno può tollerare, i possibili vantaggi diminuiscono mentre aumentano i rischi.
Le piante su cui è meglio non usarla
La cenere deve essere tenuta lontana soprattutto dalle piante acidofile, cioè dalle specie che crescono bene in un terreno con pH basso.
Tra gli esempi più comuni ci sono azalee, rododendri, camelie e mirtilli. Su queste piante l’effetto alcalinizzante della cenere va nella direzione opposta rispetto alle condizioni che si cerca normalmente di mantenere.
Particolare cautela è necessaria anche con le ortensie. Il pH del terreno influenza la disponibilità dell’alluminio e può contribuire a determinare il colore dei fiori in determinate varietà. Se si cerca di mantenere condizioni favorevoli alle tonalità blu, distribuire cenere alcalina può risultare controproducente.
Nell’orto è bene evitare un uso indiscriminato soprattutto nelle zone destinate alle patate. Un aumento del pH può creare condizioni più favorevoli alla comparsa della scabbia comune, per cui non è consigliabile utilizzare la cenere come aggiunta abituale nei terreni destinati a questa coltura.
Ma il vero limite non è rappresentato soltanto dalla specie coltivata. Se il terreno è già calcareo o alcalino, anche piante normalmente tolleranti possono non ottenere alcun vantaggio dall’aggiunta di altra cenere.
In molte situazioni, quindi, il migliore riutilizzo non consiste necessariamente nel distribuirla sulle piante. La cenere della carbonella pura può essere una risorsa quando esiste un terreno acido che necessita di una correzione moderata; in un terreno già alcalino, invece, non c’è alcuna ragione agronomica per aggiungerla.
