Il giorno prima era in piena forma, il giorno dopo ha tutti gli steli piegati a terra. Le foglie ricadono oltre il bordo del vaso, gli steli dei fiori si arrotolano come spaghetti e i fiori fucsia restano adagiati sul terriccio. Visto dall’alto, il ciclamino sembra spacciato.
Molto spesso non lo è. Se le foglie sono ancora verdi e marmorizzate e al centro si vedono boccioli chiusi, la pianta ha ancora energie. Prima di fare qualsiasi cosa, però, serve un controllo di due minuti: lo stesso aspetto può nascere da due problemi opposti, che si curano in modo opposto.
Due cause
Gli steli del ciclamino stanno dritti grazie all’acqua che contengono. Quando l’acqua non arriva, si afflosciano tutti insieme. Questo succede se il terriccio è troppo secco, ma anche se è troppo bagnato: in quel caso il tubero e le radici marciscono e smettono di assorbire.
Il risultato visivo è quasi identico, ma la soluzione no. Dare acqua a un ciclamino che sta marcendo lo condanna, mentre lasciare asciutto uno che ha sete lo fa soffrire inutilmente. Per questo il primo passo non è mai prendere l’annaffiatoio.
La prova del terriccio
Si infila un dito nel terriccio per due o tre centimetri, lungo il bordo del vaso. Poi si solleva il vaso e se ne valuta il peso. Un vaso leggero e un terriccio asciutto e polveroso indicano quasi sempre la sete.
Se invece il terriccio è umido, pesante, magari con acqua ferma nel sottovaso o dopo giorni di pioggia sul balcone, il problema è opposto. In quel caso l’ultima cosa da fare è aggiungere acqua, come spiega l’articolo su come capire se il ciclamino sta marcendo per troppa acqua.
La prova del tubero
Il secondo controllo riguarda il tubero, la “patata” al centro da cui partono tutti gli steli, spesso in parte fuori dal terriccio. Si spostano delicatamente le foglie e lo si tocca con un dito. Se è sodo come una patata cruda, la pianta è sana e si può recuperare.
Se invece cede sotto la pressione, è molle, scuro o ha un odore sgradevole, sta marcendo. Anche gli steli che si staccano alla base al minimo tocco sono un indizio. La guida sulla consistenza del tubero aiuta a distinguere i casi dubbi.
Se ha sete
Con terriccio asciutto e tubero sodo, il rimedio è semplice. Il vaso si appoggia in una bacinella con 3–4 centimetri d’acqua a temperatura ambiente e si lascia lì per 20–30 minuti, finché la superficie del terriccio non diventa umida. Poi si toglie e si lascia sgocciolare bene.
L’acqua non va mai versata al centro della pianta, sul tubero: è il modo più rapido per farlo marcire. Di solito gli steli si rialzano nel giro di qualche ora, al massimo entro il giorno dopo. È il metodo descritto anche nell’articolo sugli steli afflosciati e l’immersione.
Se è troppo bagnato
Con terriccio fradicio la pianta va sfilata dal vaso per vedere radici e tubero. Le radici sane sono chiare e sode; quelle marce sono scure e si sfaldano. Se il tubero ha solo una piccola zona molle, la si elimina con un coltello pulito, si lascia asciugare il taglio per qualche ora e si rinvasa in terriccio asciutto e ben drenato.
Dopo il rinvaso non si annaffia per qualche giorno. Se invece il tubero è molle quasi tutto, purtroppo le possibilità sono poche. Tutti i passaggi sono nella guida su come recuperare il ciclamino che sta marcendo.
Pulire e scegliere il posto
In entrambi i casi conviene togliere fiori appassiti, foglie gialle e steli che non si rialzano. Si afferra lo stelo vicino alla base e lo si stacca con una leggera torsione, senza usare le forbici: un moncone lasciato sul tubero tende a marcire. I boccioli al centro vanno lasciati: sono la fioritura delle prossime settimane.
Il ciclamino ama il fresco: di giorno sta bene intorno ai 15–18 °C, di notte anche sui 10 °C, con tanta luce ma senza sole diretto. In casa soffre il calore secco dei termosifoni, e sopra i 21 °C circa i boccioli faticano a svilupparsi. Sul balcone, invece, va protetto dalla pioggia continua e dalle notti che si avvicinano ai 5 °C, come spiega l’articolo sul ciclamino fuori nelle notti fredde.
