Questo è il mese in cui la maggior parte dei ciclamini si rovina, non per il freddo ma per un’annaffiatura sbagliata. In questo periodo la pianta è in piena fioritura, ma le condizioni ambientali giocano contro: basse temperature, scarsa evaporazione e umidità persistente rendono l’acqua un fattore critico.
L’errore più diffuso è usare l’annaffiatoio a pioggia sopra la pianta, bagnando foglie e centro. Un gesto che in estate non crea problemi, ma che a gennaio può portare al collasso della pianta in pochissimo tempo.
Capire come e dove dare l’acqua è la differenza tra un ciclamino che arriva sano a primavera e uno che marcisce nel giro di pochi giorni.
COSA SCOPRIRAI
Perché il ciclamino teme l’acqua dall’alto
In inverno l’acqua non evapora quasi mai dal centro della rosetta fogliare. Il ciclamino ha una struttura compatta, con foglie e piccioli che convergono verso un punto centrale molto delicato. Quando l’acqua cade dall’alto, si infiltra proprio lì.
A gennaio il clima è freddo e spesso poco ventilato. Questo significa che l’umidità resta intrappolata nel cuore della pianta. A differenza dei mesi caldi, non c’è asciugatura rapida e il tessuto vegetale rimane costantemente bagnato. È una condizione innaturale che il ciclamino non tollera.
Cosa succede quando bagni il cuore della pianta
Quando il cuore del ciclamino si bagna, l’acqua ristagna tra i piccioli e raggiunge la base delle foglie. Qui i tessuti sono teneri e vulnerabili. Nel giro di poche ore iniziano a indebolirsi, anche se all’esterno la pianta continua a sembrare sana.
Il problema è subdolo: non ci sono segnali immediati. Spesso il ciclamino appare normale il giorno stesso e quello successivo. Poi, all’improvviso, le foglie centrali si afflosciano, diventano molli e iniziano a scurirsi. A quel punto il danno è già interno e difficilmente reversibile.
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La muffa grigia
L’umidità persistente nel cuore crea l’ambiente ideale per la muffa grigia (Botrytis). A gennaio basta una sola annaffiatura sbagliata perché il fungo si attivi. In condizioni favorevoli, l’infezione può partire entro 24 ore.
La muffa attacca prima il centro, poi si estende rapidamente a foglie e fiori. Compaiono marciumi molli, macchie scure e una caratteristica patina grigiastra. Quando questi segni sono visibili, la struttura interna è già compromessa e il recupero è raro.
Il modo di annaffiare in pieno inverno
In inverno il ciclamino va annaffiato solo senza bagnare la parte aerea. Il metodo più sicuro è dal sottovaso: si versa l’acqua, si lascia assorbire per circa 15 minuti, poi si elimina sempre l’acqua in eccesso. In questo modo le radici bevono, ma il cuore resta asciutto.
In alternativa si può usare un annaffiatoio con beccuccio lungo, versando l’acqua solo sul bordo estremo del vaso, lontano dal centro della pianta. L’acqua deve entrare direttamente nel terriccio, senza scorrere tra foglie e piccioli.
È fondamentale ricordare che a gennaio si annaffia meno. Il terriccio deve risultare leggermente asciutto in superficie prima di ogni nuovo intervento.
Un errore che vedo fare
L’errore più frequente è trattare il ciclamino invernale come una pianta primaverile. La fioritura abbondante porta a pensare che abbia bisogno di molta acqua, ma è vero il contrario. In inverno l’eccesso idrico è più pericoloso della sete.
Usare l’annaffiatoio a pioggia sopra la pianta è un gesto automatico, ma a gennaio è quasi sempre fatale. Il ciclamino non avvisa, non dà seconde possibilità. Se il cuore si bagna, la muffa è spesso solo una questione di tempo.
In questo mese vale una regola semplice e rigida: l’acqua va data solo dove serve, e mai dall’alto. Chi la rispetta conserva piante sane e compatte. Chi la ignora, spesso perde tutto in pochi giorni.
