La dipladenia tende naturalmente ad allungare i tralci, soprattutto quando viene coltivata con sostegni o lasciata ricadere da una fioriera. Con il passare delle settimane alcuni rami possono diventare sproporzionati, perdere foglie nella parte più bassa e portare i fiori soltanto alle estremità. In questi casi una spuntatura ragionata aiuta a rendere la pianta più compatta e a creare nuovi punti di crescita.
Il taglio, però, non va eseguito in qualsiasi momento. Una potatura effettuata durante un’ondata di caldo, su una pianta disidratata o nel pieno della formazione dei boccioli può rallentare la fioritura invece di favorirla. L’obiettivo non è ridurre drasticamente la chioma, ma guidarne lo sviluppo senza interrompere il normale equilibrio della pianta.
Quando accorciarla
Il periodo migliore coincide con una fase di crescita attiva, quando la dipladenia produce foglie nuove e i tralci sono ancora elastici. In primavera si può intervenire per correggere i rami che hanno superato il sostegno o che si stanno sviluppando in modo disordinato.
Un secondo momento utile arriva dopo la prima fioritura più abbondante. Quando molte corolle sono appassite e alcuni rami risultano ormai lunghi e poco ramificati, una riduzione moderata può stimolare l’emissione di germogli laterali. Questi nuovi getti, se ricevono luce sufficiente, potranno preparare altri boccioli.
La spuntatura non va eseguita nelle ore più calde. È preferibile lavorare al mattino, scegliendo una giornata mite. Se il terreno è completamente secco, la pianta deve essere annaffiata il giorno precedente, senza però lasciare ristagni.
Alla fine dell’estate si può intervenire soltanto se la dipladenia ha ancora tempo per produrre nuova vegetazione prima del calo delle temperature. Nei climi freddi, una potatura tardiva può generare germogli teneri destinati a soffrire durante il ricovero invernale.
Quali rami tagliare
Prima di usare le forbici bisogna osservare la struttura della chioma. I tralci da accorciare sono soprattutto quelli diventati molto più lunghi degli altri, quelli spogli nella parte centrale e quelli che si incrociano creando una massa difficile da arieggiare.
Non è necessario tagliare i rami che portano ancora numerosi boccioli. Possono essere lasciati fiorire e corretti in un secondo momento. Procedere per gradi permette di conservare una parte dell’effetto ornamentale mentre la pianta produce nuovi getti.
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Il taglio deve essere effettuato poco sopra un nodo, cioè il punto dal quale nasce una foglia o una coppia di foglie. Da quella zona possono svilupparsi gemme laterali capaci di creare una ramificazione più fitta.
I rami secchi, spezzati o anneriti vanno eliminati completamente, seguendoli fino alla parte sana. Se un tralcio presenta tessuti molli o macchie sospette, le forbici devono essere pulite prima di passare a un’altra parte della pianta.
Quanto bisogna ridurre
Una riduzione di circa un quarto o un terzo della lunghezza è generalmente sufficiente per correggere i rami troppo estesi. Non serve riportare tutti i tralci alla stessa misura, perché una chioma eccessivamente uniforme può perdere il suo portamento naturale.
La dipladenia reagisce meglio a tagli distribuiti nel tempo. Si possono accorciare prima i rami più vecchi e, dopo la comparsa dei nuovi germogli, intervenire su quelli rimasti lunghi. In questo modo la pianta conserva abbastanza foglie per continuare la fotosintesi.
Una potatura drastica può risultare necessaria soltanto su esemplari molto disordinati o danneggiati, ma non deve essere presentata come un metodo ordinario per aumentare la fioritura. Dopo un taglio severo, la dipladenia impiega tempo a ricostruire la chioma e può rimandare la comparsa delle corolle.
Le cure dopo il taglio
Dopo la spuntatura la pianta deve rimanere in una posizione luminosa, ma non va esposta improvvisamente a condizioni diverse da quelle abituali. La stabilità favorisce una ripresa più ordinata.
Le annaffiature continuano in base all’umidità del substrato. Non bisogna aumentare l’acqua soltanto perché sono stati eseguiti dei tagli: una chioma ridotta consuma temporaneamente meno e un terreno troppo bagnato può mettere in difficoltà le radici.
La concimazione può riprendere quando sono visibili nuovi germogli. È indicato un prodotto per piante fiorite, usato secondo l’etichetta e mai su terreno completamente asciutto. Somministrare subito una dose elevata di fertilizzante non accelera la ramificazione.
I tralci giovani possono essere guidati su un tutore con legacci morbidi, lasciando spazio all’aumento di diametro. Distribuirli in più direzioni permette alla luce di raggiungere meglio la vegetazione e riduce la formazione di zone vuote.
Quando non potare
La dipladenia non va accorciata se appare afflosciata anche nelle ore fresche, se ha appena subito un rinvaso o se mostra una perdita improvvisa di foglie. Prima bisogna individuare la causa della sofferenza.
È preferibile rimandare anche durante una piena fioritura, quando l’obiettivo principale è conservare i fiori già presenti. In questa fase si eliminano soltanto le parti secche e i tralci chiaramente danneggiati.
Una spuntatura ben programmata non obbliga la dipladenia a fiorire, ma crea una struttura più ramificata e più punti terminali. Se la pianta riceve luce, acqua e nutrimento adeguati, i germogli nati dopo il taglio possono sostenere una nuova fase di fioritura senza perdere l’equilibrio della chioma.
