La Cattleya, l’orchidea eterna seconda che merita di più

A furia di ricevere in dono orchidee ho perso il conto di quelle che ho in casa!

Certo, si tratta di una pianta così bella che è davvero difficile da rifiutare, ma dopo un po’ si preferisce qualcosa di diverso soprattutto se si riceve in dono sempre la Phalaenopsis.

Così, ho chiesto al mio vivaista quale orchidea diversa avesse a disposizione: ho scelto una Cattleya, un genere di orchidee meno conosciuto della phalaenopsis ma comunque molto diffuso.

La mia esperienza con questa pianta è stata un po’ altalenante, ma proverò a raccontartene sia gli aspetti positivi che quelli negativi.

Le prime e più comuni difficoltà

Sarò sincero: all’inizio ho avuto un po’ di difficoltà nel coltivare questa pianta, dovute soprattutto al fatto che fossi abituato a prendermi cura della phalaenopsis.

Innanzitutto, la cattleya è un genere e al suo interno ricomprende specie diverse e che hanno bisogno di attenzioni e cure differenti.

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Nel mio caso, ho scelto una amethystoglossa, dai fiori rosa screziati di viola intenso, ma hai davvero l’imbarazzo della scelta. La specie che ho scelto può essere coltivata anche in casa, ma ci sono alcune specie di cattleya che possono stare anche all’esterno (diversamente dalla phalenopsis che va quasi sempre in ambienti al chiuso).

Fiori e… tormenti!

Se mi chiedi qual è la principale bellezza dell’orchidea cattleya, non posso che risponderti che si tratta proprio dei suoi fiori.

Ma ottenerli così splendenti e numerosi come all’acquisto della pianta non è tanto semplice! Nel mio caso, la cattleya fioriva nei mesi freddi e, per questo, aveva bisogno di avvertire un minimo stacco della temperatura che doveva comunque mantenersi mite e mai fredda.

Non sempre sono riuscito a ottenere vere e proprie fioriture: ho così scoperto che la cattleya è un po’ più esigente, forse la definirei puntigliosa, rispetto alla classica phalaenopsis.

Per farla fiorire con maggior facilità, ho preso a concimarla con un fertilizzante specifico per questa pianta, acquistato dal fioraio e la cui somministrazione è davvero molto elementare: basta diluire un po’ di prodotto nell’acqua di innaffiatura. In alternativa, puoi scegliere anche dei fertilizzanti naturali.

In questo video troverai alcuni consigli di innaffiatura dell’orchidea che valgono sia per la phalaenopsis sia per la cattleya:

Due passi nella giungla

Di certo, non posso lasciarti andare senza averti detto una cosa importantissima sull’orchidea cattleya e che ho scoperto un po’ tardi rispetto a quando avrei dovuto: fondamentale per il suo benessere è un alto tasso di umidità.

Insomma, la cattleya va tenuta in un posto umido. Nel mio caso, così come la phalaenopsis, l’ho tenuta in bagno che, come ho poi scoperto, è la stanza relativamente più umida della casa.

Anche se la tieni all’esterno, quando la specie lo permette, devi tenerla in un luogo un po’ più ombreggiato e umido. Non a caso, l’habitat naturale e originario di questa pianta è la giungla!

Quando ho tenuto la mia cattleya in un ambiente troppo arido ho subito notato le sue foglie diventare più secche e i fiori afflosciarsi.

Un piccolo rimedio che ho escogitò è stato quello di vaporizzare un po’ d’acqua sulla chioma della cattleya ogni tanto così da aumentare il tasso di umidità percepito dalla pianta.


Photo Credits:

Le immagini presenti in questo articolo sono di proprietà di Meraki s.r.l.s.

Gianluca Grimaldi
Gianluca Grimaldi
Da sempre sono appassionato di fiori e piante, di giardinaggio e di tutto quello che è "verde". Credo che la parola "ecologia" sia sinonimo della parola "futuro".