L’iperico, conosciuto anche come erba di San Giovanni, è una delle piante officinali più apprezzate nella tradizione erboristica. I suoi caratteristici fiori gialli vengono utilizzati da secoli per preparare il celebre oleolito di San Giovanni, un macerato oleoso dal tipico colore rosso rubino impiegato soprattutto per il benessere della pelle.
Per ottenere un prodotto di qualità è fondamentale conoscere il momento giusto della raccolta e selezionare correttamente le parti della pianta da utilizzare. La scelta del periodo, delle condizioni climatiche e delle modalità di raccolta influisce infatti sulla concentrazione dei principi attivi presenti nei fiori.
Una raccolta effettuata nel momento ideale permette di realizzare un oleolito più ricco e profumato, preservando al meglio le caratteristiche che hanno reso questa pianta così popolare nella tradizione popolare europea.
Riconoscere l’iperico al momento della fioritura
Prima di procedere con la raccolta è importante essere certi di aver individuato il vero iperico perforato (Hypericum perforatum). Si tratta di una pianta erbacea perenne che cresce spontaneamente in prati, scarpate, terreni incolti e margini dei sentieri particolarmente soleggiati.
I suoi fiori giallo intenso sono facilmente riconoscibili grazie ai cinque petali e ai numerosi stami che formano una sorta di piccolo ciuffo centrale. Osservando le foglie in controluce si possono notare minuscoli puntini traslucidi che danno l’impressione di piccole perforazioni, caratteristica da cui deriva il nome botanico della specie.
Un ulteriore segno distintivo è rappresentato dalla colorazione rossastra che compare schiacciando tra le dita i boccioli o i fiori freschi. Questo fenomeno è dovuto alla presenza dell’ipericina, uno dei composti più caratteristici della pianta.
Quando raccogliere l’iperico
Il periodo ideale per la raccolta coincide con la piena fioritura, che generalmente si verifica tra la seconda metà di giugno e l’inizio di luglio, a seconda della zona geografica e dell’andamento climatico stagionale.
Secondo la tradizione, la raccolta viene effettuata intorno al 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, momento in cui la pianta raggiunge spesso il massimo splendore vegetativo. Da questa consuetudine deriva il nome di oleolito di San Giovanni.
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Le operazioni dovrebbero essere svolte esclusivamente durante giornate asciutte, soleggiate e prive di umidità. Il momento migliore è la tarda mattinata, quando la rugiada è completamente evaporata ma il caldo intenso delle ore pomeridiane non ha ancora stressato la vegetazione.
È consigliabile evitare la raccolta dopo piogge recenti, poiché l’eccesso di acqua presente sui tessuti vegetali potrebbe favorire fenomeni di deterioramento durante la successiva macerazione.
Come effettuare la raccolta delle sommità fiorite
Per la preparazione dell’oleolito vengono utilizzate principalmente le sommità fiorite, ovvero la parte terminale dei fusti che comprende fiori aperti, boccioli e una piccola porzione di stelo tenero.
La raccolta va effettuata con forbici pulite e ben affilate, evitando di strappare la pianta. Questo accorgimento permette di preservare la vegetazione e favorire eventuali ulteriori fioriture.
È preferibile selezionare esemplari sani, vigorosi e lontani da fonti di inquinamento. Le piante che crescono vicino a strade trafficate, aree industriali o terreni sottoposti a trattamenti chimici non dovrebbero essere utilizzate per la preparazione di prodotti destinati all’uso personale.
Una raccolta responsabile prevede inoltre di non prelevare tutte le infiorescenze presenti in una determinata area, contribuendo così alla conservazione delle popolazioni spontanee e garantendo il naturale ciclo riproduttivo della specie.
Preparare l’iperico prima della macerazione nell’olio
Una volta raccolte, le sommità fiorite possono essere lasciate appassire per alcune ore in un ambiente ombreggiato, asciutto e ben ventilato. Questo semplice passaggio consente di ridurre l’umidità superficiale presente sui tessuti vegetali.
I fiori non devono essere lavati, poiché l’acqua residua potrebbe compromettere la corretta conservazione del preparato. È sufficiente eliminare eventuali impurità o insetti presenti tra le infiorescenze.
La qualità della materia prima rappresenta uno degli aspetti più importanti per ottenere un oleolito ricco, dal colore intenso e con una buona capacità di conservazione nel tempo.
Come realizzare e conservare l’oleolito di San Giovanni
Le sommità fiorite vengono inserite in un contenitore di vetro perfettamente pulito e successivamente ricoperte con un olio vegetale di buona qualità. Tra le opzioni più utilizzate figurano l’olio extravergine d’oliva e l’olio di girasole, scelti per la loro stabilità e capacità estrattiva.
È fondamentale che il materiale vegetale rimanga completamente immerso nell’olio per tutta la durata della macerazione. Il contenitore viene quindi chiuso e collocato in una posizione luminosa, dove possa ricevere diverse ore di sole ogni giorno.
Durante le settimane successive l’olio tende progressivamente ad assumere la caratteristica colorazione rosso rubino, segnale dell’avvenuta estrazione di numerosi composti presenti nei fiori.
La macerazione dura generalmente tra i 30 e i 40 giorni. Al termine il preparato viene filtrato con cura e trasferito in bottiglie di vetro scuro, da conservare in un luogo fresco e al riparo dalla luce diretta.
Un oleolito preparato correttamente mantiene a lungo le proprie caratteristiche e rappresenta una delle preparazioni tradizionali più apprezzate ottenute a partire dall’iperico, una pianta che continua ancora oggi a occupare un posto di rilievo nella cultura erboristica e nella raccolta spontanea estiva.
