Vasi di terracotta o plastica perché questa scelta del contenitore influenza la crescita delle radici

Il dilemma che affligge ogni appassionato di giardinaggio, dal neofita al professionista, inizia spesso molto prima di affondare le mani nel terriccio.

La decisione tra argilla e polimeri sintetici non rappresenta semplicemente una preferenza estetica, quanto piuttosto la definizione dell’ecosistema sotterraneo in cui la pianta dovrà prosperare.

Comprendere la fisica che regola questi due materiali permette di prevenire patologie radicali e ottimizzare lo sviluppo vegetativo in modo drastico.

La traspirazione della terracotta

L’argilla cotta è un materiale vivo, caratterizzato da una porosità intrinseca che stabilisce un dialogo costante tra il substrato e l’ambiente esterno. Questa peculiarità favorisce uno scambio gassoso continuo, permettendo all’ossigeno di raggiungere le fibre radicali con facilità.

Il vantaggio principale dei vasi in terracotta risiede nella gestione dell’umidità: la parete porosa assorbe l’acqua in eccesso e la rilascia gradualmente attraverso l’evaporazione superficiale. Tale processo genera un raffreddamento naturale del pane di terra, proteggendo l’apparato ipogeo dagli shock termici durante le torride giornate estive.

Tuttavia, questa virtù richiede una gestione attenta delle irrigazioni. Poiché il contenitore “beve” insieme alla pianta, la frequenza della somministrazione idrica deve essere necessariamente più elevata. Un segnale inequivocabile della buona salute del vaso è la comparsa di una sottile patina bianca esterna; si tratta dei sali minerali che migrano verso l’esterno, segno che il materiale sta filtrando correttamente le sostanze che, se accumulate, potrebbero bruciare le estremità sensibili delle radici.

L’efficienza della plastica

Spostando lo sguardo verso i contenitori in plastica, ci troviamo di fronte a una filosofia opposta basata sull’impermeabilità. Questi vasi sono campioni di leggerezza e ritenzione idrica, rendendoli ideali per specie che amano substrati costantemente umidi o per chi non può garantire una bagnatura quotidiana. La superficie non porosa agisce come una barriera totale, impedendo l’evaporazione laterale e forzando l’acqua a uscire esclusivamente dal fondo o attraverso la traspirazione fogliare.

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Il rischio critico in questo scenario è il surriscaldamento. Sotto il sole diretto, le pareti sottili trasmettono il calore velocemente, rischiando di “cuocere” le radici periferiche. Inoltre, l’assenza di aerazione laterale può favorire ristagni pericolosi che aprono la strada a funghi e marciumi. Per ovviare a ciò, la soluzione risiede nella scelta di vasi con un numero elevato di fori di drenaggio e nell’utilizzo di substrati particolarmente inerti e drenanti, come perlite o pomice, che compensino artificialmente la mancanza di porosità del contenitore.

Come fare la scelta giusta

Un aspetto affascinante che pochi considerano riguarda la morfologia della crescita. Nei vasi di plastica, le radici tendono a crescere a spirale una volta toccata la parete, creando un groviglio soffocante noto come “spiralizzazione“. Al contrario, nella terracotta, le radici sono attratte verso le pareti cariche di ossigeno e acqua, ma tendono a fermarsi o a ramificarsi quando avvertono l’aria esterna, un fenomeno simile alla potatura aerea naturale che stimola un sistema radicale più denso e robusto.

Per chi desidera il meglio di entrambi i mondi, esiste un trucco metodologico: utilizzare il vaso di plastica come contenitore primario per la sua praticità, inserendolo poi in un coprivaso di terracotta più ampio. Questo crea un’intercapedine d’aria che funge da isolante termico, mantenendo le radici fresche e garantendo al contempo una gestione idrica semplificata.

In ultima analisi, la salute della pianta dipende dalla coerenza tra il materiale scelto e le proprie abitudini di cura: la terracotta perdona l’eccesso di acqua, mentre la plastica perdona la dimenticanza.


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Gaetano Napolano
Gaetano Napolano
Sono un giornalista pubblicista e un moderno artigiano digitale, ma prima di tutto sono un creativo napoletano e un napoletano creativo.