Sul balcone di novembre lo statice è ancora lì, con i suoi grappoli viola, rosa o gialli che sembrano ritagliati nella carta. Al tatto scricchiolano, e anche dopo settimane sembrano appena sbocciati. Proprio per questo molti lo lasciano dov’è, aspettando che duri all’infinito.

Il Limonium sinuatum, però, è una pianta mediterranea che soffre il gelo e l’umidità dell’inverno. Le prossime settimane sono l’occasione giusta per tagliare gli ultimi steli e trasformarli in un mazzo secco che durerà mesi, prima che il freddo decida al posto nostro.
La carta non sono i petali
La parte colorata e croccante che tutti chiamano fiore è in realtà il calice, cioè l’involucro che nelle altre piante resta piccolo e verde alla base dei petali. Nello statice è grande, colorato e secco già sulla pianta. I veri petali sono quelli piccoli e bianchi al centro, che durano poco.
Quando i petali bianchi sono già appassiti, i calici restano colorati ancora a lungo. È questo il segreto della sua fioritura che dura tanto, e anche il motivo per cui lo statice è uno dei fiori più usati nelle composizioni secche: si secca quasi da solo, senza perdere forma né colore.
Il gelo è il vero limite
Lo statice viene dalle coste del Mediterraneo e del Nord Africa. Sopporta bene sole, vento, siccità e persino la salsedine, ma non è una pianta rustica: con il gelo si danneggia, e in gran parte d’Italia viene coltivato come annuale o al massimo per un paio di stagioni.
In autunno il pericolo arriva anche dall’acqua. Le sue radici temono il marciume del colletto, e un vaso che resta bagnato per giorni sotto la pioggia di novembre può far crollare la pianta prima ancora del primo gelo. Per questo conviene raccogliere gli steli ancora belli finché si è in tempo.
Quando tagliare gli steli
Per l’essiccazione si scelgono gli steli con i grappoli aperti per circa metà: i calici già colorati si conservano meglio di quelli troppo vecchi e sbiaditi. Il taglio va fatto alla base dello stelo, con forbici pulite, nelle ore fresche del mattino o della sera.
Meglio evitare le giornate subito dopo la pioggia: i calici bagnati si macchiano e possono ammuffire durante l’essiccazione. Se gli steli sono umidi, si lasciano asciugare all’aria per qualche ora prima di legarli.
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A testa in giù per settimane
Il metodo più semplice è anche il più efficace. Gli steli si raccolgono in piccoli mazzi, legati con uno spago morbido o un elastico, e si appendono a testa in giù in un locale tiepido, asciutto e ben ventilato, lontano dal sole diretto che sbiadirebbe i colori.
In qualche settimana gli steli diventano rigidi e i mazzi sono pronti. A quel punto si accorciano gli steli alla misura giusta e lo statice entra in vasi, ghirlande o composizioni natalizie, accanto a pigne e rametti sempreverdi. Anche da fresco, in vaso, dura a lungo, come si vede tra i trucchi per tenere il fiore di carta come fiore reciso.
Cosa fare con la pianta
Nelle zone di costa e dal clima mite, dove gela raramente, lo statice può passare l’inverno all’aperto in un angolo riparato dalla pioggia, con il terriccio quasi asciutto. Al Nord e nelle zone interne è più realistico considerarlo concluso e liberare il vaso per piante che amano il freddo, come ciclamini e viole del pensiero.
In primavera si potrà ripartire da piantine nuove o dal seme, scegliendo come sempre un posto in pieno sole e un terriccio leggero e ben drenato. Tutte le indicazioni per farlo crescere al meglio sono nella guida su come coltivare lo statice.