Le chiamiamo piante Resistenti ma non tutti sanno a cosa possono davvero resistere

Nel giardinaggio poche parole sono usate con tanta disinvoltura quanto la parola resistente. È una parola rassicurante, comoda, perfetta per cartellini, consigli rapidi e acquisti impulsivi.

Una pianta resistente promette di cavarsela da sola, di sopravvivere agli errori, di adattarsi a tutto. Il problema è che resistente non significa nulla se non viene specificato a cosa.

Resistente al freddo, alla siccità, al vento, al calcare, all’ombra, alla negligenza umana sono condizioni molto diverse tra loro. Quando una parola vaga sostituisce informazioni precise la cura che dobbiamo mettere in atto diventa affidata al caso.

Resistente al freddo non al caldo

Molte piante vengono definite resistenti perché tollerano bene temperature basse e gelate. È il caso di specie come il bosso, il ligustro o molte piante alpine. Questo tipo di resistenza viene spesso generalizzato, facendo credere che la pianta sia robusta in ogni situazione.

In realtà, una pianta resistente al freddo può soffrire moltissimo il caldo intenso, l’umidità stagnante o le estati torride in vaso.

Questa dicitura non tiene in considerazione del contesto climatico e porta a coltivare specie adatte a climi freschi in ambienti completamente diversi, dove la loro presunta resistenza si dissolve rapidamente.

Resistente alla siccità

Un altro equivoco frequente riguarda le piante definite resistenti alla siccità. Questa espressione viene spesso interpretata come “non hanno bisogno d’acqua“, quando in realtà indica la capacità di sopravvivere a periodi di carenza idrica una volta ben radicate.

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Piante mediterranee come lavanda, rosmarino, per esempio, sono effettivamente adattate a climi aridi, ma richiedono irrigazioni regolari nelle prime fasi di crescita e un suolo ben drenato.

Senza queste condizioni, la resistenza diventa irrilevante. La parola siccità viene isolata dal concetto di adattamento graduale, creando aspettative irrealistiche.

Resistente all’ombra

Nel linguaggio comune, resistente all’ombra viene spesso tradotto come adatto a spazi bui e chiusi. In realtà, la maggior parte delle piante considerate tolleranti all’ombra preferisce luce indiretta o filtrata, non assenza di luce.

Felci, aspidistre, sansevierie e molte piante da sottobosco crescono in ambienti luminosi ma protetti dal sole diretto. Chiamarle resistenti all’ombra porta a collocarle in angoli bui, dove sopravvivono lentamente senza mai prosperare.

La pianta resiste, ma non vive davvero e questa dicitura ci fa credere che questo fallimento sia un successo.

Resistente in vaso o in piena terra?

Un aspetto spesso ignorato è che la resistenza di una pianta cambia drasticamente a seconda che venga coltivata in vaso o in piena terra.

Una pianta definita resistente può tollerare bene freddo, caldo e siccità nel terreno, dove le radici hanno spazio e isolamento. In vaso, però, la stessa pianta diventa molto più vulnerabile agli sbalzi termici e agli errori di irrigazione.

Questa dicitura non distingue tra questi due contesti, inducendo a credere che una pianta sia ugualmente robusta ovunque venga collocata. La resistenza viene attribuita alla specie, quando in realtà dipende dall’ambiente.

Resistente al vento, ma non alla pioggia

Alcune piante vengono considerate resistenti perché sopportano bene il vento e le condizioni esposte. Spesso si tratta di specie costiere o montane, adattate a climi aridi e ventilati.

Questa caratteristica, però, non implica tolleranza all’umidità persistente o alle piogge frequenti. Anzi, molte piante resistenti al vento soffrono terribilmente in terreni compatti e bagnati. Quando il linguaggio usa resistente come sinonimo di indistruttibile, ignora il fatto che ogni adattamento comporta anche una vulnerabilità complementare.

Resistente perché comune

C’è poi un tipo di resistenza costruita culturalmente. Le piante più diffuse vengono spesso considerate resistenti semplicemente perché sono ovunque.

Gerani, pothos, ficus, oleandri sono diventati simboli di robustezza perché sopravvivono anche in condizioni non ideali. In realtà, la loro diffusione è legata alla facilità di produzione e al basso costo, non a una reale adattabilità universale.

Il linguaggio trasforma la frequenza in qualità biologica, creando un circolo vizioso in cui la pianta viene trascurata proprio perché ritenuta resistente.

Resistenza come scusa

Definire una pianta resistente spesso diventa una scusa per ridurre l’attenzione. Se una pianta è resistente, non serve capire il suolo, osservare il clima, leggere i segnali di stress.

Questa parola sostituisce la cura con una promessa di successo. Ma le piante non sono oggetti robusti o fragili in senso assoluto.

Sono organismi che si adattano, non sempre con facilità, a condizioni specifiche. Con l’uso improprio di questa parola la coltivazione perde precisione e diventa casuale.


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Giuseppe Iozzi
Giuseppe Iozzi
Nato a Napoli. Psicologo, col pollice verde. Ascolto i pazienti per professione, parlo alle piante per passione.