Capelvenere, come curare la felce degli dei

Foglioline piccole e numerose disposte lungo fronde lunghe e sinuose: il capelvenere è tra le felci più amate e coltivate.

Il suo vero nome è Adiantum Capillus-Veneris ed è molto amata come pianta decorativa sia da interni che da giardino. Spesso, viene anche chiamata felce degli dei.

Non è propriamente una pianta facile da coltivare, ma risulta abbastanza delicata e fragile: per questo, non è da scegliere per chi è alle prime armi col mondo del giardinaggio.

Alta fino a 40 cm, è una pianta abbastanza grande grazie alle sue fronde che le danno un aspetto pieno e rigoglioso. Inoltre, le sue radici nascono da rizomi striscianti dal colore scuro.

Caratteristiche

Per prima cosa, impariamo a conoscere le caratteristiche principali del capelvenere, scoprendo le sue varietà e le necessità di esposizione.

Varietà

Quando parliamo di capelvenere, ci riferiamo alla specie Adiantum Capillus-Veneris, caratterizzata da fronde lunghe di colore verde chiaro.

In realtà, spesso la parola capelvenere viene usata per riferirsi anche ad altre specie del genere Adiantum.

Tra queste, c’è l’Adiantum raddanium, nativa del Sud America, o l’Adiantum tenerum, meno frondosa.

Tutte appartengono alla famiglia delle Pteridaceae e hanno la caratteristica principale di non bagnarsi, in quanto la conformazione delle foglie fa scorrere l’acqua verso il basso.

Esposizione

Scegliere dove mettere il capelvenere è fondamentale per garantirle una vita sana.

L’elemento fondamentale che permette a questa pianta di mantenersi in forma è l’alto tasso di umidità: per questo, dovete tenerla in un luogo umido. Se la tenete in casa, il bagno è il luogo ideale.

Per quanto riguarda le temperature, nei mesi caldi il capelvenere ama una temperatura che si aggiri intorno ai 21 °C. Ecco perché è bene metterla in giardino, ma in posto non caldo e che sia abbastanza ombreggiato

In inverno, la temperatura ideale non deve scendere sotto i 10 °C. Tenetela in casa, ma lontana da fonti di calore diretto come stufe o termosifoni.

Coltivazione e cura

Prendersi cura di questa pianta non è semplicissimo, ma conoscerne le esigenze aiuta molto. Vediamo come comportarci al meglio.

Terreno

Il terriccio ideale per la capelvenere è dato da un composto di terreno universale, humus, terricciato di foglie e torba.

Questa commistione aiuta il terreno a mantenersi umido, ma allo stesso tempo a garantire un buon drenaggio.

Nel sottovaso, mantenete sempre un ambiente umido con l’aggiunta di argilla espansa o di un po’ di ghiaia.

Innaffiatura

Innaffiate questa pianta senza esagerare troppo: più che di acqua, il capelvenere ha bisogno di umidità.

Bagnate il terreno solo quando i suoi centimetri più supeficiali sono totalmente asciutti, in modo da mantenerlo umido.

In realtà, dovete contemporaneamente bagnare anche un po’ le fronde, vaporizzandoci sopra dell’acqua.

Concime

Per dare un maggior impulso di crescita al capelvenere o garantirle una maggiore salute, bisogna concimarla.

La concimazione va fatta durante il periodo primaverile-estivo, di norma ogni 15 giorni (o diversamente, in base a quanto indicato per specifico concime).

Scegliete un concime liquido, da diluire nell’acqua di innaffiatura.

Un trucco per capire se la pianta ha bisogno di sostanze nutritive (e quindi concime) è verificare l’intensità del colore delle fronde: se queste sono sbiadite, concimate subito.

Potatura

Il capelvenere non va potata, se non per particolari esigenze di spazio.

Limitatevi a staccare le foglioline secche o quelle ingiallite che, a lungo andare, possono diffondere infezioni o malattie.

Potete farlo con le mani oppure, se dovete eliminare una fronda intera, aiutandovi con un paio di cesoie.

Moltiplicazione

Il modo più sicuro per moltiplicare il capelvenere è tramite la divisione dei rizomi.

Bisogna semplicemente rimuovere la pianta dal vaso e, con molta attenzione, dividere il rizoma. A volte, lo si può fare con le mani.

Tuttavia, se il rizoma è più compatto e duro, dovrete aiutarvi con delle cesoie o un coltello.

Poi, piantate la parte del rizoma che avete separato in un differente vaso, avendo cura di mantenere il terriccio umido finché la nuova pianta non sarà spuntata.

Malattie e parassiti

La bellezza delle fronde del capelvenere ha, purtroppo, un punto debole: la cocciniglia.

Questo parassita è, infatti, attratto dalla chioma della pianta nonché dalla maggior umidità dell’habitat in cui di norma la teniamo.

Per combatterla, possiamo ricorrere a un prodotto specifico oppure scegliere un rimedio naturale a base di aceto bianco (un quarto) e acqua a temperatura ambiente (tre quarti).

Mescolate queste due sostanze, mettetele in un vaporizzatore e spruzzate il tutto sulle fronde ogni 2-3 giorni per prevenire l’attacco di questo parassita nei mesi estivi o per eliminare gli esemplari che già hanno attaccato la pianta.

Curiosità

Molti sono i miti e le leggende nati intorno al capelvenere. Per i greci, poiché la pianta prospera in luoghi poco luminosi, era sacra al dio Plutone.

Inoltre, la sua presenza indicherebbe la presenza di una ninfa nelle vicinanze.

Che pianta è capelvenere?

Il capelvenere è, a tutti gli effetti, una felce. Il suo nome botanico è Adiantum Capillus-Veneris ed appartiene al genere Adiantum.

Quando rinvasare il capelvenere?

Il rinvaso del capelvenere andrebbe fatto ogni anno nel mese di marzo.
Importante è farlo quando il vaso diventa troppo piccolo per il rizoma. A ogni rinvaso, scegliete un vaso leggermente più grande.

Come si coltiva il capelvenere?

Il capelvenere può essere coltivato in casa o in giardino. L’importante è che sia tenuto in un luogo umido. Va innaffiato abbastanza spesso, ma senza esagerare, e concimato ogni 15 giorni nei mesi caldi.

Dove cresce il capelvenere?

Questa pianta può essere trovata spontaneamente in molti luoghi dell’Eurasia e delle Americhe, nelle zone più umide e a temperatura abbastanza costante.

Gianluca Grimaldi
Da sempre sono appassionato di fiori e piante, di giardinaggio e di tutto quello che è "verde". Credo che la parola "ecologia" sia sinonimo della parola "futuro".